Il 4 ottobre Frontex ha pubblicato il suo rapporto “Risk Analysis” relativo al secondo quarto (aprile-giugno) del 2011. Questi i principali punti evidenziati dal rapporto:
  • tutti gli indicatori relativi all’immigrazione irregolare sono cresciuti rispetto al periodo (gennaio-marzo) precedente. Il numero delle persone fermate durante l’attraversamento irregolare di una frontiera ha toccato un livello (41.245) mai raggiunto dalla seconda metà del 2008. Le richieste di asilo sono salite a uno dei livelli più alti (58.544) da quando la raccolta dei dati da parte di Frontex è cominciata.

  • Al confine terrestre fra Grecia e Turchia – quello del dispiegamento dei “RABIT” di cui abbiamo parlato più volte e oggetto del recente e duro rapporto di Human Rights Watch – il numero di persone fermate è tornato allo stesso livello del secondo quarto del 2010, prima dell’invio delle squadre “RABIT”. Si tratta in particolare di cittadini afgani e pakistani.
  • Nel Mediterraneo centrale (rotta dal Nord Africa verso Italia e Malta), a fronte di una diminuzione degli arrivi dalla Tunisia, il flusso non si è ridotto (26.167 persone), a causa dell’arrivo di persone residenti in Libia, in questo caso soprattutto nigeriani e ghanesi.
  • Nel Mediterraneo occidentale (in sostanza verso le coste spagnole), il flusso raddoppia rispetto ai primi 3 mesi dell’anno, pur mantenendosi su livelli molto bassi (apena 1.569 persone).
  • Ancor più insignificanti i numeri di persone intercettate ai confini orientali (246) o sulla rotta dall’Africa occidentale alle isole Canarie (24).
  • Il numero di domande di asilo presentate nell’UE durante il secondo quarto del 2011 è stato di 58.544, ovvero il 36% in più rispetto allo stesso periodo del 2010. Malta, Italia e Belgio sono i Paesi che hanno registrato gli incrementi maggiori.

Il rapporto dedica poi un capitolo alla situazione degli afgani in Iran. Secondo i dati raccolti da Frontex durante l’operazione “Poeidon Land 2011” (che ha sostituito al confine terrestre greco-turco le squadre RABIT a partire da Marzo 2011), circa il 60% degli afgani intercettati in Grecia avevano precedenti esperienze di residenza in Iran. Tuttavia, ultimamente, l’irrigidimento delle misure del governo iraniano in tema di lavoro nero e rimpatri in Afghanistan hanno obbligato molti afgani a lasciare quel Paese per dirigersi verso l’Europa, via la Turchia.

Anche il c.d. abuso dei sistemi di asilo da parte dei cittadini dei Paesi dei Balcani occidentali, a seguito della liberalizzazione dei visti nei loro confronti – spesso osteggiata per questo motivo da alcuni Stati membri – riceve attenzione specifica nel rapporto. E, nonostante il tono lievemente allarmistico con cui sono introdotti, i dati sono chiari: il numero delle domande di protezione (che il rapporto definisce come in larga parte infondate) presentate dai cittadini di uno dei cinque Paesi recentemente esentati dall’obbligo di visto per entrare per brevi periodi nell’area Schengen ha rappresentato, nel secondo quarto del 2011, appena l’8% del totale delle domande presentate nell’UE (era stato più del 50% alla fine del 2010).


Sulle novità principali che saranno introdotte dall’imminente modifica del Regolamento che sta alla base di Frontex, vedi la nostra intervista con Anneliese Baldaccini (Amnesty International – EU).