COSTA D’AVORIO

Gennaio-Settembre 2017

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Situazione politica e stato di sicurezza – Diritto e prassi – Diritti umani e libertà fondamentali – Situazione umanitaria

Situazione politica e stato di sicurezza

17 maggio: viene lanciata in Costa d’Avorio, una missione congiunta della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO), dell’Unione africana e delle Nazioni Unite. La missione interviene nel contesto degli ammutinamenti che negli ultimi mesi hanno minacciato di aggravare le tensioni sociali e di mettere a rischio il rilancio economico del Paese (fonte CEDEAO – per l’informazione vedi qui).

 

12-23 maggio: in due differenti episodi rimangono uccise 8 persone e ferite oltre 10, in seguito a scontri verificatisi a Bouakè, seconda città del Paese ed epicentro degli ammutinamenti del gennaio di quest’anno. Nei primi quattro giorni di ammutinamento avvenuti a Bouakè ed estesisi in altre città, tra cui Korogho e Abidjan, i soldati domandavano il pagamento dei bonus in denaro promessi dal governo. Gli scontri sono cessati solo quando il governo ha deciso di accettare le richieste degli ammutinati. Il 23 maggio un’ulteriore protesta si è verificata a Bouakè, da parte di soldati “smobilitati” che chiedevano di ottenere un accordo simile a quello ottenuto dagli ammutinati la settimana precedente. Amnesty International (AI) chiama le autorità ivoriane ad investigare sugli episodi di uccisioni extragiudiziali e ferimenti verificatisi nel corso degli ultimi ammutinamenti, la cui frequenza, ad avviso di AI, potrebbe far nascere preoccupazioni in merito alla capacità del governo di esercitare il controllo su alcune parti dell’esercito e di garantire il perseguimento di membri delle forze armate responsabili di violazioni dei diritti umani (fonte DW, VOA e Amnesty International – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

 

21 giugno: secondo un articolo pubblicato da “The Conversation” la più grande minaccia a lungo termine che si trova al momento ad affrontare la Costa d’Avorio è rappresentata dagli ex combattenti delle strutture militari informali ivoriane. Si tratta di circa 42.564 ex combattenti emersi dopo la prima guerra civile (2002-2007), numero quasi duplicato con i 74.000 combattenti seguiti al secondo conflitto, i quali continuano a rappresentare una minaccia alla stabilità del Paese, soprattutto coloro che non sono stati integrati nell’esercito nazionale (fonte The Conversation – per l’informazione vedi qui).

 

30 giugno: chiude, dopo 13 anni, la missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (ONUCI), istituita nel 2004. Il segretario generale ONU Antonio Guterres ha  sottolineato che la missione ha raggiunto con successo il suo mandato (fonte ONU – per l’informazione vedi qui).

 

15 luglio: uomini armati hanno attaccato basi militari ad Abidjan e nella città settentrionale di Korhogo, dove 3 degli assalitori sarebbero rimasti uccisi. Secondo alcune fonti gli aggressori sono combattenti “smobilitati” tra gli ex ribelli che avevano controllo sul nord del paese durante la crisi ivoriana del 2002-2011, ma nessun gruppo ha rivendicato gli attacchi. Anche una stazione di polizia ad Abobo sarebbe stata attaccata. A sei anni dalla fine della guerra, che vedeva le forze dell’allora presidente Laurent Gbagbo scontrarsi con gruppi ribelli poi sfociare in una guerra civile in seguito alle elezioni, la situazione della sicurezza nel Paese resta ancora instabile
(fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

19-26 luglio: un gruppo di assalitori armati, alcuni dei quali in uniforme militare, ha attaccato l’accademia nazionale di polizia di Cocody, ad Abidjan. In un secondo momento, un’altra aggressione armata ha provocato la morte di un membro dell’unità d’elite Centre de coordination des décisions opérationnelles (CCDO) a Yopougon – ad ovest di Abidjan – nel corso di uno scontro a fuoco tra le forze dell’ordine e gli assalitori. Cinque dei presunti assalitori sono stati arrestati e sottoposti ad interrogatorio la settimana successiva all’attacco. Secondo le autorità ivoriane, i sospetti, tra cui soldati “smobilitati” e alcuni militari in servizio dell’unità d’elite “Centre de coordination des décisions opérationnelles” (CCDO), stavano pianificando attacchi di più vasta portata. Il neo ministro dell’Interno Sidiki Diakité ha affermato che ci sarebbe un legame tra l’attacco avvenuto contro la scuola di polizia di Cocody e  quello di qualche giorno successivo contro la gendarmeria di Azaguié  (fonte Jeune Afrique e Reuters – per l’informazione qui, qui, qui e qui).

 

21 luglio: un articolo pubblicato da Irin news denuncia l’incremento del livello di violenza in Costa d’Avorio dall’inizio dell’anno. Lo stato di insicurezza nel Paese è testimoniato da episodi di assalto violento e da rivolte di tipo militare, in particolare quelle legate agli ex soldati non integrati nelle forze armate e ai soldati coinvolti nell’ex movimento ribelle conosciuto come Forces Nouvelles, in protesta da mesi per l’ottenimento dei bonus economici loro promessi per il ruolo giocato nel portare al potere l’attuale Presidente Alassane Ouattara (fonte Irin news – per l’informazione vedi qui).

 

22 luglio: la gendarmeria di Azaguié, a circa quaranta chilometri a nord di Abidjan, è stata attaccata da uomini armati. L’assalto, che non ha provocato vittime, doveva essere volto a rubare armi, come avvenuto nell’attacco alle basi militari di Abidjan della scorsa settimana, ma non è andato a buon fine (fonti Jeune Afrique, RFI e Reuters – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

 

4 agosto: uomini armati hanno assalito la stazione di polizia della città di Adzopè – sud del Paese – sequestrando temporaneamente gli ufficiali presenti e sottraendo armi. L’imboscata, che non ha provocato morti né feriti gravi, è stata messa in atto da una ventina di uomini armati che indossavano le uniformi delle Forze armate della Costa d’Avorio (fonte Reuters e Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui e qui).

 

6 agosto: durante un discorso televisivo pronunciato alla vigilia della festa nazionale di indipendenza ivoriana, il Presidente Alassane Ouattara, ha promesso di investire in termini di formazione e di equipaggiamenti militari sulle forze armate, per mettere fine ai tumulti che scuotono il Paese dall’inizio dell’anno, con particolare riferimento agli ammutinamenti messi in atto dagli ex ribelli integrati nell’esercito e alle rapine avvenute a danno di posti di polizia (fonte Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui).

 

8 agosto: 20 persone tenute in custodia presso il palazzo di giustizia di Abidjan per aver assalito ufficiali di polizia, sono fuggite. Le fonti consultate riportano che nelle ultime settimane in Costa d’Avorio si sono verificati una serie di ammutinamenti militari e di assalti rivolti contro stazioni di polizia e unità di sicurezza, anche con l’obiettivo di rubare armi (fonte Reuters e Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui e qui).

 

3 settembre: quasi 100 detenuti sono fuggiti dalla prigione di Katiola nel centro del Paese. Una decina tra i fuggitivi sono stati ricatturati. Secondo una fonte locale l’evasione sarebbe avvenuta con complicità interne (fonte Reuters e Le Monde – per l’informazione vedi qui e qui).

 

7 settembre: il Ministro degli interni ivoriano dichiara che dietro l’ondata di attacchi contro prigioni e stazioni di polizia avvenuta quest’anno, ci sarebbe un gruppo di alleati dell’ex Presidente Laurent Gbagbo. Trentacinque persone, tra cui alcuni soldati, sarebbero già stati arrestati in connessione con le violenze (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

14 settembre: secondo l’analisi del “progetto Acaps” gli ammutinamenti e le proteste in atto in Costa d’Avorio testimoniano il potenziale ritorno ad una situazione di lotta civile e di violenza armata nel Paese. Il report afferma che ammutinamenti e proteste si sono resi più frequenti e violenti nel 2017 e prevede che il persistere di questa situazione avrà un impatto negativo sul Paese, causando potenziali blocchi alle strade e nei collegamenti, lo sfollamento interno della popolazione civile, l’aumento delle situazioni di rischio e il peggioramento dello stato di sicurezza alimentare (fonte Acaps – per l’informazione vedi qui).

 

27 settembre: un gruppo di uomini armati ha attaccato un commissariato in una parte periferica a nord della capitale Abidjan. Gli assalitori hanno sottratto armi senza causare feriti (fonte Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui).

Diritto e prassi

26 settembre: la Corte Penale Internazionale ha stabilito che l’ex Presidente ivoriano Laurent Gbagbo deve rimanere in detenzione durante lo svolgimento del processo a suo carico, iniziato nel gennaio 2016, con accuse di commissione di crimini di guerra nel periodo successivo all’elezione alla presidenza di Alassane Ouattara (2010-2011) (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

Diritti umani e libertà fondamentali

29 giugno: per la seconda volta nell’arco di un mese, un detenuto incarcerato per i delitti legati alla crisi post-elettorale del 2010-2011 è morto nella prigione di Abidjan. Bonfils Todé, detenuto dal 2012 e con una condanna di 10 anni per aver attentato alla difesa nazionale, sarebbe morto di ipertensione nell’infermeria della prigione. Il 20 maggio scorso, un altro militante sostenitore dell’ex Presidente ivoriano Laurent Gbagbo era morto in modo simile. Secondo Désirée Douati, presidente dell’Associazione delle famiglie e dei detenuti d’opinione della Costa d’Avorio (AFFDO-CI), le condizioni dei detenuti della crisi sarebbero inumane e i detenuti pro-Gbagbo sarebbero privati del diritto alla salute. Inoltre, la lentezza del giudizio e la lunghezza della detenzione preventiva nel sistema ivoriano sono regolarmente denunciati dalle famiglie dei detenuti e dalla comunità internazionale (fonte Jeune Afrique e Le Figarò – per l’informazione vedi qui e qui).
29 giugno: in un comunicato intitolato “Côte d’Ivoire: UN mission closes amidst fragile human rights situation” Amnesty International (AI) manifesta le sue preoccupazioni in merito alla chiusura della missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (UNOCI) a partire dal 30 giugno, nel contesto della situazione securitaria e umanitaria ancora fragile esistente nel Paese. La preoccupazione primaria sollevata da AI riguarda la serie di ammutinamenti e di scontri tra le forze di sicurezza e i soldati “smobilitati” che sono avvenuti dall’inizio dell’anno. Il report si sofferma sulle altre problematiche che continuano ad affliggere il Paese, tra cui: attacchi contro giornalisti e altri tentativi di restringere la libertà di espressione e di riunione pacifica; impunità e problemi legati all’amministrazione della giustizia (caso Gbagbo); le condizioni nelle prigioni, in particolare il sovraffollamento della maggiore prigione di Abdijan, “Maison d’Arrêt et de Correction” (fonte Amnesty International – per l’informazione vedi qui).

 

1 agosto: Reporters Without Borders (RSF) riporta che i giornalisti Dan Opeli e Yves Kuyo, del giornale d’opposizione “Le Quotidien”, sono stati arrestati con l’accusa di aver divulgato notizie false (“divulging false news”) in un report pubblicato il 28 luglio. Il report sosteneva che il portavoce dell’Assemblea Nazionale Guillaume Soro è sottoposto ad indagine e che i suoi conti bancari sono stati congelati. RSF ricorda che i reati di stampa sono stati depenalizzati dalla legge sulla stampa del 2004, tutt’oggi in vigore e che la punibilità dei giornalisti per qualunque violazione della legge può essere decisa solo dal Consiglio di Stampa Nazionale, il corpo che regola e gestisce i media. I due giornalisti sarebbero stati rilasciati 24 ore dopo l’arresto e convocati a comparire davanti al tribunale per il 20 ottobre prossimo (fonti RSF e RFI – per l’informazione vedi qui e qui).

Situazione umanitaria 

17 maggio: l’UNHCR continua ad incoraggiare il rimpatrio volontario dei cittadini ivoriani, confermando questa scelta come “la soluzione più praticabile e duratura per i rifugiati ivoriani” (“the most viable durable solution among Ivorian refugees”). Per il 2017 UNHCR prevede il rimpatrio volontario di oltre 15.000 rifugiati della Costa d’Avorio, provenienti da Liberia, Ghana, Togo, Gambia e Mali, che si aggiungeranno alle oltre 260.000 persone già rimpatriate tra il 2011 e il 2016  a seguito della normalizzazione socio politica del Paese (fonte UNHCR – per l’informazione vedi qui).

 

4 agosto: l’organizzazione mondiale della sanità (WHO) aggiorna i dati concernenti la denuncia del Ministero della salute ivoriano in merito all’esplosione di una epidemia di febbre dengue nella capitale Abidjan, risalente al maggio scorso. Secondo le stime dell’istituto ivoriano di ricerca IPCI (Institute Pasteur de Côte d’Ivoire) al mese di luglio si contavano 623 casi sospetti, tra cui 2 morti. La maggioranza dei casi si è verificata nella capitale ivoriana. Il WHO riporta che la tendenza generale all’aumento di casi sospetti di febbre dengue, è dovuta all’alta densità di siti favorevoli allo sviluppo delle zanzare, ad una mancanza di consapevolezza sulla riproduzione delle zanzare e alla stagione delle piogge in corso (fonte WHO – per l’informazione vedi qui).

 

5 settembre: secondo i dati di una scheda informativa dell’UNHCR, relativa alla condizione dei rifugiati ivoriani, al mese di agosto 2017 in Costa d’Avorio si contavano 692.000 persone apolidi o a rischio di apolidia, oltre a 265.000 rimpatriati, 1.470 rifugiati e 399 richiedenti asilo. Il programma di rimpatrio volontario assistito dell’UNHCR ha consentito il rientro in Costa d’Avorio di circa 380 rifugiati, provenienti in gran parte dal Mali oltre che da Togo, Guinea, Ghana, Gambia e Senegal (fonte UNHCR – per l’informazione vedi qui).