GAMBIA

Gennaio-Settembre 2017

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Situazione politica e stato di sicurezza – Diritto e prassi – Diritti umani e libertà fondamentali – Situazione umanitaria

Situazione politica e stato di sicurezza

 4 gennaio: il capo della Commissione Elettorale Indipendente (IEC) del Gambia, Alieu Momar Njai, annunciatore della sconfitta di Jammeh dello scorso mese nei sondaggi, ha lasciato il Paese e si trova ora “al sicuro”, secondo le dichiarazioni rilasciate dal figlio. Dopo l’annuncio da parte del Presidente uscente Yahya Jammeh di non accettare la sconfitta e il suo rifiuto di dimettersi, le forze di sicurezza gambiane hanno preso il controllo della sede della commissione elettorale (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

4 gennaio: il capo dell’esercito gambiano, Gen Ousman Badjie, ha giurato fedeltà al presidente sconfitto Yahya Jammeh, dichiarando in una lettera al giornale filo governativo “unflinching loyalty and support of the Gambia Armed Forces” (“incrollabile lealtà e supporto delle Forze Armate Gambiane”). Proprio il problema del supporto militare è visto come un possibile elemento critico nel processo di transizione al nuovo governo dopo i 22 anni al potere di Jammeh. La dichiarazione di Badjie segue una minaccia di intervento militare da parte dell’ECOWAS (Economic Community of West African States) in caso di rifiuto da parte di Jammeh di lasciare il proprio ruolo entro il termine ultimo del 19 gennaio (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui). 

10 gennaio: i leader dell’Africa Occidentale, guidati dal Presidente nigeriano Muhammadu Buhari, si sono recati nella capitale gambiana, Banjul, in un ultimo disperato sforzo diplomatico per risolvere la crisi gambiana. Jammeh finora ha respinto i loro tentativi di appianare la situazione affermando che non hanno alcun diritto ad interferire. Egli inoltre ha depositato una causa davanti alla Corte Suprema anche se la Commissione elettorale insiste sul fatto che il risultato non è stato influenzato da alcun errore. L’udienza comunque rimane posticipata perché il nigeriano, Onogeme Uduma, che doveva fungere da Presidente del tribunale è occupato fino a maggio (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

15-17 gennaio: Yahya Jammeh, Presidente uscente del Gambia, dichiara 90 giorni di stato di emergenza, ad un giorno di scadenza del suo mandato, decretando la sussistenza di una “straordinaria” interferenza straniera negli affari del Paese e nelle elezioni tenutesi a dicembre. Se l’assemblea nazionale autorizzerà lo stato di emergenza, Jammeh acquisirà il potere di sospendere determinati diritti di giusto processo, tra cui anche la proibizione di detenzione in assenza di un’accusa. Dal momento che Jammeh ha respinto i risultati delle elezioni presidenziali, le autorità del Gambia hanno arbitrariamente arrestato simpatizzanti dell’opposizione e chiuso alcune stazioni radio indipendenti. La dichiarazione di stato di emergenza solleva timori di un’ulteriore repressione contro i sostenitori dell’opposizione e secondo quanto riportato da AI a seguito della stessa molti gambiani hanno lasciato il proprio Paese, per preoccupazioni legate alla  loro sicurezza (fonte HRW, BBC news, AI – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

18 gennaio: oltre a riconoscere la dichiarazione dello stato di emergenza, il parlamento gambiano ha esteso anche il mandato del presidente Yahya Jammeh di 90 giorni. Nel frattempo risulta che le truppe senegalesi si siano spostate verso il confine con il Gambia, in vista di un possibile intervento volto a forzare il passaggio di potere al nuovo presidente Adama Barrow. Migliaia di turisti britannici e olandesi vengono evacuati (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

19 gennaio: Adama Barrow, neo presidente eletto del Gambia, presta giuramento presso l’ambasciata gambiana di Dakar, in Senegal, ancora nell’incertezza di tornare in Gambia dove si troverebbe a rischio. HRW riporta che la situazione politica nel Paese rimane ancora irrisolta, a causa del presidente uscente Jammeh ancora “abbarbicato” al potere e con le forze della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO o ECOWAS) che si trovano al confine, pronte ad intervenire (fonte HRW – per l’informazione vedi qui). 

21 gennaio: Yahya Jammeh annuncia le sue dimissioni in favore del Presidente eletto Barrow, dichiarando alla tv di stato che “non è necessario che sia versata una singola goccia di sangue” (“not necessary that a single drop of blood be shed”). La dichiarazione segue ore di discussioni con i mediatori dell’Africa occidentale, ma nessun dettaglio è stato fornito sul tipo di accordo che potrebbe essere stato raggiunto. A Jammeh era stato dato ultimatum di lasciare il suo ufficio entro le ore 16 del 20 gennaio, prima dell’intervento delle forze sostenute dalle Nazioni Unite (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

23 gennaio: Mai Ahmad Fatty, un consigliere del neo eletto Presidente gambiano Adama Barrow, ha denunciato che oltre 11 mila dollari (500 mila dalasi) mancano dalle casse di stato dopo che Yahya Jammeh ha lasciato il Paese, sostenendo che sono stati rubati da Jammeh nell’arco delle due ultime settimane. Fatty ha aggiunto che l’ex Presidente avrebbe imbarcato sul suo cargo privato anche beni di lusso, tra cui un certo numero di veicoli. Ad avviso di Fatty inoltre lo stato di sicurezza del Paese deve essere ancora considerato fragile e Jammeh avrebbe dichiarato di essere intenzionato a tornare in Gambia il prima possibile (fonte BBC news e Al Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

26 gennaio: il neo eletto presidente gambiano Adama Barrow è tornato in Gambia dal Senegal, per insediarsi al governo, qualche giorno dopo la partenza in esilio del presidente uscente Yahya Jammeh. Barrow ha affermato che la sua priorità sarà formare il governo ed ha chiesto alle forze dell’ECOWAS di rimanere nel Paese per un periodo di 6 mesi (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui). 

8 febbraio: Irin news pubblica un articolo di approfondimento in merito alle aspettative e alle sfide del governo di Adama Barrow, che sarà presto ufficialmente insediato. Brevemente, dall’articolo emerge che il cambiamento politico attualmente in atto sembra trainato dalla nuova generazione, vista la partecipazione giovanile senza precedenti che è stata registrata in occasione delle elezioni di inizio dicembre 2016; la situazione economica che il nuovo governo si trova ad affrontare è negativa con un livello di povertà del 50% e un tasso elevato di debito contratto con l’estero dal Gambia, stimato nel 100%. Risulta nondimeno che dal punto di vista delle relazioni esterne, il governo abbia fatto i primi importanti passi per migliorare la condizione delle relazioni internazionali del Paese ed incoraggiare gli investimenti economici di lungo periodo, lo sviluppo e la creazione di lavoro (fonte IRIN news – per l’informazione vedi qui).

 14 febbraio: il Gambia esprime l’intenzione di tornare a far parte del Commonwealth e di interrompere il processo di ritiro dalla Corte Penale Internazionale, come già era stato annunciato in fase di campagna elettorale dal neo presidente Barrow. Queste misure si sono rese necessarie dopo che l’ex presidente gambiano Yahya Jammeh aveva deciso di ritirarsi dal Commonwealth (da lui definito come un’istituzione neo coloniale) nel 2013 e di iniziare il procedimento previsto per il ritiro dalla Corte Penale Internazionale più di recente, nel novembre del 2016 (fonte Jeune Afrique e BBC news – per l’informazione vedi qui e qui). 

18 febbraio: il neo presidente eletto Adama Barrow assume ufficialmente l’incarico di Presidente del Gambia di fronte ad una folla di migliaia di persone riunite nello stadio principale del Paese vicino alla capitale Banjul; si tratta del secondo insediamento dopo quello avvenuto in Senegal, dove Barrow prestava giuramento il mese scorso, rimanendo in attesa della definitiva dimissione dalla Presidenza di Jammeh. Alla cerimonia hanno preso parte diversi Capi di stato africani (fonte Al Jazeera e BBC news – per l’informazione vedi qui e qui). 

18 febbraio: il neo presidente eletto Adama Barrow annuncia la liberazione di tutti i detenuti senza condanna e l’apertura di una commissione di inchiesta sulle sparizioni avvenute sotto il regime Jammeh, nel corso della cerimonia di celebrazione dell’anniversario di indipendenza del Gambia, tenutasi presso lo stadio di Bakau, vicino alla capitale Banjul, cui hanno preso parte migliaia di cittadini gambiani e i rappresentanti politici dei principali paesi dell’Africa occidentale (fonte Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui). 

20 marzo: su invito delle autorità gambiane, l’Unione Europea (UE) ha impiegato una missione di osservazione elettorale per le elezioni parlamentari che si terranno il 6 aprile in Gambia. Il gruppo di osservazione, guidato dal parlamentare europeo Miroslav Poche e composto da 7 analisti elettorali dell’UE cui si uniranno osservatori di breve e di lungo termine, rimarrà nel Paese fino al completamento del processo elettorale. Si tratta della prima volta che una simile missione di osservazione elettorale a pieno titolo è realizzata dall’UE in Gambia (fonte UE – per l’informazione vedi qui).

 28 marzo: l’agenzia di stampa Irin pubblica un articolo di approfondimento sulle prospettive del fenomeno migratorio e sul futuro delle relazioni internazionali che interessano il Gambia in seguito al cambio di governo. Irin sottolinea che a dispetto delle piccole dimensioni del Paese e delle ridotte dimensioni della popolazione, la nazionalità gambiana risulta tra le prime 5 ad attraversare la rotta del centro mediterraneo per raggiungere l’Italia. Irin denota che la situazione potrebbe cambiare dal momento che la nuova coalizione di governo ha reso la lotta all’immigrazione irregolare una priorità, pianificando la creazione di opportunità di lavoro e di formazione, con lo scopo di ridurre del 40% il tasso di disoccupazione giovanile, fattore principale alla base dell’esodo gambiano. D’altro lato, il Presidente Barrow ha già compiuto alcuni passi nella direzione di abbandonare l’isolazionismo di Jammeh riattivando, ad esempio, fronti di cooperazione con l’UE (fonte IRIN news – per l’informazione vedi qui).

2 aprile: i cadaveri di 3 uomini accusati di aver partecipato al tentativo di colpo di stato contro l’ex presidente Jammeh nel 2014, sono stati scoperti grazie alle informazioni fornite da vecchi membri dei c.d. jungulers, un corpo di operazioni speciali che secondo le Nazioni Unite ha perpetrato torture ed esecuzioni sommarie durante il vecchio governo. Sulle circostanze che avevano determinato la scomparsa dei 3 uomini, Jammeh aveva sempre negato ogni collaborazione nell’inchiesta messa in atto dalla comunità internazionale. Altri 6 uomini, arrestati e detenuti nella stessa circostanza, sono stati rilasciati e reintegrati nelle forze armate nel marzo di quest’anno dal nuovo Presidente Adama Barrow (fonte Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui).

7 aprile: la Commissione Elettorale Gambiana (IEC) dichiara che a seguito delle elezioni tenutesi il 6 aprile il Partito Democratico Unito (UDP), sostenitore della candidatura di Adama Barrow alle elezioni presidenziali, riporta la maggioranza assoluta nelle elezioni parlamentari, conquistando 31 seggi su 53. Il Presidente della commissione elettorale avrebbe rilevato che la partecipazione alle urne è stata bassa (42% dell’elettorato) a fronte di un numero record di candidature (fonte Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui).

8 aprile: si conclude la missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea lanciata in Gambia su richiesta del governo gambiano lo scorso mese. Secondo la dichiarazione preliminare rilasciata dall’osservatore capo della missione, Miroslav Poche, le elezioni parlamentari, seppur molto contestate, si sono svolte in un clima calmo e pacifico e nel rispetto dei diritti alle libertà fondamentali di assemblea, espressione ed associazione, a dispetto del sistema elettorale imperfetto che il Gambia ha ereditato dal precedente regime. Restano alcune aree da riformare: presenza di notevoli discrepanze nell’elettorato; sistema di registrazione del voto non aggiornato; mancanza di un ramo della Corte Suprema votato a decidere in materia di petizioni elettorali (fonte Unione Europea – per l’informazione vedi qui).

18 aprile: Mariam Jack Denton, figlia di Alieu Sulayman Jack, due volte presidente dell’assemblea parlamentare, viene eletta nuova presidente del Parlamento gambiano. La Denton era stata arrestata e detenuta nel 2006, durante il regime di Jammeh, con l’accusa di aver nascosto informazioni in merito al colpo di stato tentato dall’allora capo dell’esercito gambiano e poi rilasciata a seguito di una battaglia giudiziaria (fonte Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui).

27 aprile: dopo 100 giorni dall’entrata in carica del neo presidente Adama Barrow, Amnesty International individua le priorità d’azione per il nuovo governo al fine di stabilire un cambio radicale con il brutale passato del Paese. Secondo AI, le azioni più importanti dovranno riguardare: il contrasto al sistema di leggi draconiano attualmente presente in Gambia e inclusivo di disposizioni lesive del diritto di espressione e di assemblea; una riforma dei servizi di sicurezza, con particolare riguardo allo smantellamento dei gruppi paramilitari che si sono resi colpevoli di diverse violazioni dei diritti umani, tra cui soprattutto il gruppo conosciuto come “jungulers”; l’avvio di investigazioni sulle accuse di tortura e di detenzione illegale che si sono ripetute durante il regime di Jammeh; un rafforzamento del sistema di giustizia al fine di garantire i principi internazionali del giusto processo (fonte Amnesty International – per l’informazione vedi qui).

5 maggio: in un articolo pubblicato sulla rivista Terrorism Monitor di Jamestown Foundation (JF) intitolato “Leaving Islamism Aside, The Gambia under Adama Barrow” si prende in considerazione il rapporto tra il nuovo Gambia inaugurato dalla Presidenza di Adama Barrow e l’Islam. L’analisi esordisce affermando che l’elezione di Adama Barrow come Presidente segnerà l’inizio di una nuova era per il Paese, come dimostrato da una delle prime azioni del governo in carica, cioè l’annullamento della dichiarazione con cui Jammeh nel 2015 aveva fatto del Gambia una Repubblica islamica; secondo l’analisi dell’autrice questo evento garantirà un ritorno alla separazione tra Stato e religione, ma potrebbe avere anche implicazioni in materia di sicurezza per la presenza dei Salafisti all’interno del Paese e rendere il Gambia un potenziale bersaglio per i gruppi militanti islamisti dell’area. Secondo l’articolo la decisione di Barrow è indice di una volontà di miglioramento dei rapporti con l’Occidente e con i Paesi nelle immediate vicinanze, percorso già avviato con la costituzione di alcuni significativi legami con il Senegal e con Paesi dell’UE quali la Francia, oltre che attraverso la decisione di rientrare nel Commonwealth (fonte JF – per l’informazione vedi qui).

7 maggio: l’Ufficio delle Nazioni Unite per l’Africa Occidentale e il Sahel (UNOWAS) pubblica un articolo sul Gambia intitolato “In the Gambia: the beginning of a new era”. Nell’articolo si sottolinea il percorso positivo che ha portato il Gambia, a fianco di una serie di altri Paesi dell’Africa occidentale (Benin, Ghana), a sperimentare processi di elezione presidenziali pacifici e rispettosi dei principi democratici. In questo contesto UNOWAS rileva che il Gambia in particolare ha dato prova di maturità politica, consentendo la formazione di una diplomazia regionale preventiva che ha facilitato la partenza non violenta del Presidente uscente Jammeh ed ha consentito una risoluzione pacifica della crisi. UNOWAS sottolinea che tale successo sarà completo ed effettivo solo se il nuovo governo si impegnerà a perseguire il processo di cambiamento politico, supportando i valori democratici, metterà in atto piani per la ripresa economica e lancerà riforme strutturali (fonte UNOWAS – per l’informazione vedi qui).

Diritto e prassi

22 febbraio: Yankuba Badjie, capo della Agenzia Nazionale di Intelligence gambiana (NIA) sotto il governo Jammeh, è stato arrestato insieme ad un altro ex impiegato della NIA. Non è stata data nessuna motivazione ufficiale dell’arresto che interviene a seguito della promessa del neo presidente eletto Adama Barrow di riformare l’Agenzia, un organismo identificato come autore di seri abusi sotto il governo Jammeh. La NIA è stata rinominata come State Intelligence Service (fonte BBC news e Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui e qui).

24 marzo: il neo ministro della giustizia gambiano, Abubacarr Tambadou, dichiara che sarà instaurata in Gambia una “Commissione per la verità e la riconciliazione”, volta ad investigare gli abusi commessi durante il regime dell’ex Presidente Jammeh, incoraggiando la popolazione a confessare i crimini e offrendo un compenso a tutte le vittime. Il Governo Jammeh è stato accusato di aver fatto un ricorso diffuso alla tortura e allo strumento delle sparizioni forzate durante i 22 anni di regime. Altre accuse, benché ancora non ufficiali, sosterrebbero che con la partenza di Jammeh siano spariti 11 milioni di dollari dalle casse dello stato (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

13 aprile: il caso giudiziario in merito alla morte dell’attivista dell’opposizione Solo Sandeng, organizzatore nel 2016 della prima marcia per chiedere elezioni libere in Gambia, è diventato il primo processo per le violazioni umanitarie perpetrate durante i 22 anni del regime Jammeh, messo in atto sotto il nuovo governo gambiano. In questa fase di transizione dalla dittatura alla democrazia in Gambia c’è una forte domanda di giustizia, ma rimangono opinioni contrastanti, secondo l’analisi della fonte consultata, sulle modalità in cui la giustizia deve essere fatta per allinearsi con il nuovo concetto di democrazia (fonte IRIN news – per l’informazione vedi qui).

21 aprile: Human Rights Watch (HRW) rinnova l’invito al governo gambiano affinché prenda in carico i processi contro coloro accusati di torture e altre violazioni dei diritti umani durante il governo dell’ex presidente Jammeh. Un simile invito era già stato espresso in una lettera di HRW del mese scorso diretta al ministero della giustizia, il quale affermava che prima di dare avvio ad un qualsiasi processo, era necessario aspettare di avere le capacità e le risorse necessarie. I piani per la creazione di una Commissione sulla verità e la riconciliazione dedicata a condurre le investigazioni sui crimini commessi in passato, sono già stati annunciati dal governo Barrow, ma ancora manca l’indicazione delle modalità con cui verranno eseguite le inchieste giudiziarie (fonte HRW – per l’informazione vedi qui).

3 maggio: Demba Ali Jawo, Ministro per l’informazione e la comunicazione, esprime l’impegno del nuovo governo gambiano a modificare le leggi sui mezzi di informazione, intervenendo sul sistema legislativo draconiano esistente in materia, adottato durante gli ultimi anni della dittatura Jammeh. Jawo ha assicurato, in un discorso tenuto in occasione di una conferenza per la giornata mondiale della libertà di stampa presso l’università di Banjul evento che non veniva più celebrato in Gambia da 20 anni che la volontà di riconciliazione non andrà a detrimento della giustizia per le vittime del precedente regime e si è impegnato a chiarire le circostanze in cui sono morti alcuni giornalisti durante la dittatura dell’ex Presidente (fonte RSF – per l’informazione vedi qui).

17 maggio: due mandati di arresto vengono spiccati a Banjul nei confronti dei sospetti per l’omicidio del giornalista Deyda Hidara’s, assassinato nel 2004. I due sospettati, attualmente fuggiti dal Gambia, sono ex membri delle forze armate gambiane nonché parte dei “Green Boys”, una milizia che operava al soldo dell’ex presidente Yahya Jammeh. Hidara è stato giornalista critico durante il regime di Jammeh ed era fondatore della testata privata “The Point”, oltre che corrispondente per l’estero in Gambia (fonte RSF e Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui e qui).

6 giugno: secondo le prime investigazioni fatte dalla giustizia gambiana le sottrazioni dalle casse dello stato messe in atto dall’ex Presidente Yaya Jammeh, ammontano a 28 conti bancari, 14 società e più di 45 milioni di euro prelevati alle casse della Banca Centrale. Jammeh si trova attualmente in esilio in Guinea Equatoriale (fonte Jeune Afrique – per l’informazione vedi qui).

11 luglioAsylum Research Consistency (ARC) pubblica un analisi di commento al Country report sulla mutilazione genitale femminile pubblicato nel dicembre 2016 dal Dipartimento dell’interno britannico. Il documento individua alcune incoerenze ed evidenzia la mancanza o l’estrema limitatezza delle prove empiriche addotte a supporto delle affermazioni in alcuni passaggi all’interno del documento. L’autore ritiene, in particolare, che non risulti sufficientemente circostanziata la parte del documento in cui si definisce la diffusione del fenomeno della mutilazione genitale femminile (FGM) in Gambia e i fattori in grado di influenzarla; l’autore sottolinea anche la sovrastima (senza prove adeguate) della capacità di implementazione da parte del Gambia della nuova legge contro la FGM, adottata nel 2015 (fonte Asylum Research Consistency – per l’informazione vedi qui).

4 agosto: in uno dei primi risultati delle investigazioni attualmente in corso sulle atrocità commesse dal governo dell’ex Presidente Yahya Jammeh, è emersa l’uccisione di 40 migranti senegalesi espatriati in Gambia, sotto gli ordini dello stesso ex Presidente Jammeh. L’episodio risale al 2005 e andrebbe ad inserirsi, secondo la fonte consultata, nell’ambito delle più ampie investigazioni che dovrebbero essere svolte avviando l’ormai contesa “Commissione per la verità e per la riconciliazione” promessa da Adama Barrow (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

1 settembre: il caporalmaggiore Mustapha Sanneh, è stato arrestato con l’accusa di fare parte di un gruppo di soldati sospettati di cospirazione e di favoreggiamento ai fini di un ammutinamento all’interno dell’esercito gambiano. E’ in corso un’inchiesta riguardo il caso di Sanneh e di una ventina di soldati accusati dall’esercito gambiano di agire per conto dell’ex Presidente Yaya Jammeh (fonte BBC Africa – per l’informazione vedi qui).

Diritti umani e libertà fondamentali

1-5 gennaio: le forze di sicurezza gambiane hanno chiuso 2 stazioni radio private (Teranga FM e Hiltop Radio), in un ulteriore atto di rifiuto da parte del presidente uscente Jammeh di rinunciare al potere. Il governo non ha rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale in proposito. Secondo quanto dichiarato da Emil Touray, capo dell’Unione della stampa gambiana (GPU), si tratta solo del primo passo verso un più aspro giro di vite sulla libertà di espressione. Reporters sans frontières (RSF) ha espresso condanna per l’evento indicando anche il nome di una terza stazione radio arbitrariamente chiusa da parte degli agenti dell’Agenzia di intelligence nazionale gambiana (NIA), la stazione Afri Radio (fonte BBC news, Rerporters sans frontière, HRW e Amnesty International  – per l’informazione vedi qui, qui, qui e qui).

marzo: il Ministro degli interni del Regno Unito pubblica un nuovo documento “Country Policy and Information Note” sul Gambia intitolato “Political Opinion”. Il report analizza i possibili fattori di persecuzione esistenti attualmente nel Paese in relazione all’espressione della propria opinione politica, sia da parte degli oppositori che dei sostenitori del regime dell’ex presidente Jammeh. Dall’analisi del report risulta che laddove nel regime di Jammeh vi erano prove in merito al verificarsi di violazioni dei diritti umani, sotto forma di soppressione del diritto di parola, detenzione di oppositori politici, forme diverse di maltrattamento e omicidi extragiudiziali, il governo del nuovo Presidente Adama Barrow “ha fatto del rispetto per i diritti umani di tutti e dello stato di diritto, pilastri centrali del nuovo Gambia” (“has made respect for human rights of all and the rule of law central pillars for the ‘new Gambia”). In questo contesto il report rileva che  i sostenitori di Jammeh non possono ritenersi a rischio di persecuzione, quanto eventualmente di essere sottoposti ad azione penale. Non risulterebbero inoltre evidenze concernenti una mancanza di volontà o di capacità del nuovo governo nel proteggere persone a rischio di persecuzione o di danno da parte di attori statali o non statali legati al vecchio governo. Il report analizza inoltre la situazione politica del Paese, in relazione allo svolgimento delle elezioni tenutesi nel dicembre dello scorso anno e alla fase post elettorale. Obiettivo di questo documento è quello di fornire dati precisi e aggiornati sul Paese di origine dei richiedenti di nazionalità gambiana al fine di supportare le autorità competenti del Regno Unito per decidere sull’attribuzione dell’asilo, della protezione umanitaria ovvero di altra forma di permesso (fonte UK Home Office – per l’informazione vedi qui).

8 giugno: il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate e involontarie (WGEID) terrà la sua prima visita in Gambia, nella capitale Banjul, tra il 12 e il 19 di questo mese, con lo scopo di analizzare le misure assunte dal nuovo governo per prevenire ed estirpare la pratica delle sparizioni forzate; la missione si occuperà anche dei temi legati alla verità, giustizia e riparazione per le vittime delle sparizioni avvenute durante il regime dell’ex Presidente Jammeh (fonte OHCHR – per l’informazione vedi qui).

3 agosto: viene prolungata di altri 3 mesi la detenzione in Svizzera dell’ex Ministro dell’interno gambiano (2006-2016) Ousman Sonko, a seguito di un ampliamento delle investigazioni che riguardano le accuse di commissione di crimini contro l’umanità presentate a suo carico da Trial International. gruppo legale con base a Ginevra. Sonko è fuggito in Svizzera nel novembre del 2016, dove ha richiesto asilo politico e dove è stato preso in custodia dalla polizia a gennaio di quest’anno  (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui). 

15 agosto: il Dipartimento di stato americano pubblica il report annuale sulla libertà religiosa “2016 International Religious Freedom Reports: The Gambia”. Dal report emerge che in Gambia, Paese in cui il 95% della popolazione circa è musulmana, a maggioranza sunnita, e con minoranze cristiane o appartenenti a credenze religiose animiste, la Costituzione garantisce il diritto di praticare qualunque religione, a patto che ciò non determini una violazione dei diritti altrui o dell’interesse nazionale. Sono proibiti la discriminazione basata sulla religione, l’istituzione di una religione di stato e la creazione di partiti su base religiosa. Nonostante ciò, nel dicembre 2015 l’ex Presidente Yahya Jammeh aveva dichiarato il Gambia uno stato islamico, e sotto il suo governo si sono verificati diversi casi di persecuzione su base religiosa. Nel Paese si testimonia la presenza di crescenti intolleranze tra le comunità musulmane dei sufi e dei tabligh, a causa di divergenze di opinione sulle scuole islamiche di pensiero (fonte US Department of State – per l’informazione vedi qui).  

Situazione umanitaria 

13-20 gennaio: UNHCR riporta che nelle ultime settimane, secondo quanto affermato dal governo senegalese, all’incirca 45.000 persone sono arrivate in Senegal dal Gambia, nel quadro di attuale incertezza politica del Paese, con l’ingresso in Gambia anche delle truppe senegalesi e dell’Africa occidentale. Altre 800 persone risultano invece essersi recate in Guinea-Bissau. Secondo UNHCR il 75% delle persone che si sono rifugiate in Senegal sono bambini accompagnati da donne e vengono ospitati da familiari, famiglie ospiti o hotel (fonte UNHCR – per l’informazione vedi qui e qui).

24 gennaio: secondo quanto riportato da UNHCR oltre 8.000 persone sarebbero ritornate in Gambia dopo che la crisi politica è finita con la cessione del potere da parte del presidente uscente Yahya Jammeh e la sua partenza per l’esilio. Risulta, inoltre, che le autorità gambiane stiano inviando autobus ai punti di confine per aiutare gli sfollati a ritornare in patria (fonte UNHCR – per l’informazione vedi qui).

20 luglio: secondo un articolo di Irin news, tratto da interviste rivolte ai migranti presenti in alcuni Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) siciliani in Italia, per i Gambiani, una delle prime nazionalità tra i migranti che sono approdati sulle coste italiane quest’anno, le prospettive di cambiamento del c.d. “New Gambia” (che non appaiono così vicine) non sembrano un motivo sufficiente a determinare il ritorno volontario dei giovani migranti. Secondo la fonte consultata, dopo il cambio di governo, la prospettiva della protezione internazionale per i richiedenti gambiani è diventata improvvisamente più incerta (fonte Irin news – per l’informazione vedi qui). 

20 luglio: secondo l’analisi pubblicata dalla Thomson Reuters Foundation (TRF), il Gambia potrebbe diventare il primo Paese dell’Africa occidentale a debellare la malaria. I dati mostrano un decremento dei nuovi casi di malaria del 40% dal 2011 ad oggi e la presenza del parassita della malaria nei bambini sotto i 5 anni è caduta dal 4% allo 0,2 % in riferimento allo stesso periodo. L’obiettivo è fissato per il 2020, ma rimangono preoccupazioni in merito al reperimento di fondi ulteriori (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui). 

4 settembre: l’Unione Europea (UE) ha contribuito con oltre 4 milioni di euro al Programma Alimentare Mondiale (WFP) delle Nazioni Unite, allo scopo di garantire la fornitura dei beni di prima necessità in favore di 64.000 bambini delle regioni North Bank e Central River del Gambia, le due aree del Paese maggiormente interessate dai problemi di malnutrizione e di sicurezza alimentare (fonte WFP – per l’informazione vedi qui).