PAKISTAN

COI – Raccolta di informazioni sui Paesi d’origine – Settembre-Dicembre 2018

Argomenti trattati: Situazione politica e stato di sicurezza, Diritti umani e libertà fondamentali, Diritto e prassi, Situazione umanitaria

 

Situazione politica e stato di sicurezza

4 settembre: Arif Alvi, candidato del partito al governo Tehrik-e Insaf party (PTI) è stato eletto nuovo presidente del Pakistan da Assemblea nazionale, Senato e dalle quattro Assemblee provinciali del Paese. Alvi è un alleato di lunga data del nuovo Primo Ministro, Imran Khan, noto giocatore di cricket passato alla politica. A seguito dell’emendamento costituzionale del 2010, i poteri del presidente sono stati notevolmente ridotti, facendone una figura di rappresentanza (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistani Lawmakers Elect New President).

6 settembre: secondo un articolo pubblicato sulla sezione “Terrorism Monitor” dell’organizzazione non profit Jamestown Foundation, le elezioni tenutesi in Pakistan il 25 luglio, a livello provinciale e nazionale, hanno visto la partecipazione di numerosi candidati di gruppi di estremisti religiosi e terroristi. Nessuno di questi ha ottenuto seggi nell’Assemblea nazionale e solo 2 hanno vinto nella provincia di Sindh, nel Pakistan sud-orientale. Quest’ampia partecipazione è il risultato del piano dell’esercito che mira a spingere la contestazione di questi gruppi verso la competizione elettorale al fine di moderarne le posizioni e i metodi. La strategia dell’esercito è stata duramente criticata dai liberali che ritengono che l’ingresso degli estremisti nell’arena elettorale ne legittimi la retorica e possa quindi condurre a una maggiore radicalizzazione del Pakistan. A nessun gruppo estremista è, infatti, stato chiesto di moderare i propri programmi e di rinunciare alla violenza come condizioni per prendere parte alle elezioni (The Jamestown Foundation, Pakistan’s Elections: Mainstreaming Terrorists, Radicalizing Society).

14 settembre: una bomba è esplosa vicino alla città di Pashi, a 50 km dalla capitale dello Stato nordorientale del Belucistan, colpendo un convoglio delle forze di sicurezza e causando 3 vittime e 2 feriti. L’attacco non è stato rivendicato, ma la regione è spesso teatro di azioni armate condotte da militanti nazionalisti e islamisti pachistani. Le forze di sicurezza sono spesso il bersaglio di gruppi separatisti che cercano di ottenere maggiore autonomia dal governo di Islamabad (Radio Free Europe/Radio Liberty, Roadside Bomb Kills Three Security Personnel In Pakistan).

16 settembre: Il Primo Ministro Imran Khan ha reso nota la sua intenzione di offrire la cittadinanza pachistana a centinaia di migliaia di afgani che sono nati nel Paese da rifugiati presenti sul territorio nazionale da decenni. L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) stima che ci siano circa 2,7 milioni di cittadini afgani in Pakistan, di cui solo 1 milione e mezzo sono riconosciuti e registrati come rifugiati. Secondo l’ONU, il 60% degli afgani che vivono in Pakistan sono nati nel Paese o vi sono arrivati quando erano ancora minorenni. Molti di essi, inoltre, sono riluttanti a fare ritorno nel proprio Paese a causa del deterioramento della situazione di sicurezza (Voice of America, Pakistan PM to Offer Citizenship to Afghans Born in Pakistan).

23 settembre: secondo quanto riportato dai responsabili della comunicazione dell’esercito pachistano, 7 soldati pachistani e 9 militanti di gruppi armati sono rimasti uccisi in uno scontro a fuoco nelle montagne del Nord Waziristan, vicino al confine con l’Afghanistan. Lo scontro è avvenuto nel corso delle operazioni condotte dall’esercito per liberare l’area montuosa dalla presenza dei Talebani pachistani e di altri gruppi. Il Nord Waziristan è stata a lungo un’importante roccaforte delle forze islamiste almeno fino all’offensiva dell’esercito del 2014, in seguito alla quale molti militanti si sono rifugiati in Afghanistan. Anche una milizia pro-governativa è stata attaccata e quattro dei suoi membri sono stati uccisi nel sud-ovest del Pakistan, vicino al confine con l’Afghanistan e l’Iran, dove, dal 2004, gli attacchi di gruppi separatisti e islamisti hanno fatto migliaia di vittime (Radio Free Europe/Radio Liberty, Seven Pakistani Soldiers, Nine Militants Dead In Firefight, Military Says).

24 settembre: un agente di polizia assegnato alla protezione del personale impegnato nelle vaccinazioni antipolio è stato ucciso nei pressi del villaggio di Dabra, nel Pakistan nord-occidentale. Nessun gruppo armato ha rivendicato l’omicidio. Negli ultimi dieci anni, i talebani hanno ucciso numerosi lavoratori coinvolti nelle campagne di vaccinazione che i militanti credono produca la sterilizzazione dei bambini e sia parte di una cospirazione occidentale. Le vaccinazioni condotte nell’area rientrano in un’ampia campagna nazionale volta a vaccinare contro la polio 38,6 milioni di bambini sotto i 5 anni di età. Pakistan, Afghanistan e Nigeria sono i soli Paesi nei quali la polio è ancora endemica (Radio Free Europe/Radio Liberty, Police Officer Guarding Polio Team Killed In Northwestern Pakistan).

4 ottobre: alcune organizzazioni non-governative internazionali, tra le quali ActionAid e Plan International, dovranno lasciare il Paese entro un termine di 60 giorni dopo che l’appello contro la decisione governativa (del dicembre 2017) di espellerle è stato respinto. L’atteggiamento dell’intelligence pachistana nei confronti delle ONG, si è fatto sempre più sospettoso a partire dalla scoperta nel 2011, di un falso programma di vaccinazione usato dalla CIA (servizi segreti degli Stati Uniti) per individuare Osama Bin Laden (BBC, Aid charities ActionAid and Plan ‘to be turfed out’ of Pakistan).

10 ottobre: Asim Munir è stato nominato nuovo capo dell’agenzia d’intelligence pachistana (Inter-Services Intelligence – ISI), a seguito del pensionamento del suo predecessore, il luogotenente Mukhtar. Munir ha precedentemente servito come capo dell’intelligence militare e come comandante delle forze armate nel nord del Pakistan. L’ISI svolge un ruolo chiave nella politica estera pachistana, anche in relazione alla guerra in Afghanistan, e, secondo alcune fonti, mantiene stretti legami con i talebani afghani e con altri gruppi militanti islamici. Washington e Kabul hanno ripetutamente accusato il Pakistan di fornire riparo ai Talebani, un’accusa che Islamabad ha sempre negato (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan Appoints New Head Of ISI Intelligence Agency).

14 ottobre: Elezioni suppletive per i seggi resisi vacanti dopo le elezioni del 25 luglio scorso si sono tenute in Pakistan il 14 ottobre, per 11 membri del parlamento e 24 rappresentanti delle assemblee provinciali. In questa occasione, per la prima volta, hanno potuto votare online anche i Pakistani residenti all’estero. I partiti dell’opposizione hanno formato un’alleanza elettorale allo scopo di aumentare la propria rappresentanza rispetto al partito di governo, il Movimento per la Giustizia del Pakistan, il cui leader, Imran Khanè, è diventato primo ministro (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan Holds General, Provincial By-Elections In 35 Constituencies).

14-15 ottobre: Uno scontro a fuoco tra le forze di sicurezza afghane e pachistane ha portato alla chiusura del Chamman-Spin Boldak, uno dei principali passi di frontiera tra Afghanistan e Pakistan. Lo scontro ha avuto inizio quando truppe afghane hanno aperto il fuoco contro soldati pachistani impegnati nella costruzione di una recinzione lungo il confine conteso. I due Paesi si accusano a vicenda per la chiusura del passo (Radio Free Europe/Radio Liberty, Afghan-Pakistani Border Crossing Closed After Clashes).

17 ottobre: L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) pubblica un nuovo report di aggiornamento sulla situazione di sicurezza in Pakistan, intitolato “Pakistan – Security Situation”. Secondo il rapporto, il numero delle vittime è diminuito nel corso del 2017 e del 2018, ma gruppi armati hanno continuato a condurre attacchi e i conflitti armati e le operazioni di sicurezza dell’esercito proseguono in tutte le quattro province del Pakistan e nelle aree tribali di amministrazione federale (Federally Administered Tribal Areas-FATA). Nel 2017, il Pakistan figurava tra i primi 5 Paesi di origine per numero di richiedenti asilo in Europa (Paesi membri dell’Unione europea, Svizzera e Norvegia), con un totale di 32.000 domande presentate, dati riconfermati anche nel 2018 (EASO, Pakistan – Security Situation).

17 ottobre: Sohail Khan, giornalista del quotidiano “Kay2”, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da due uomini nel distretto di Haripur, a 60 chilometri a nord della capitale Islamabad. Il giornalista aveva presentato richiesta di protezione presso un ufficio di polizia, a seguito delle minacce di morte ricevute in relazione a un’inchiesta da lui condotta su un locale barone della droga. Khan è il secondo giornalista di “Kay2” ad essere ucciso nel 2018 a Haripur, un distretto chiave per il traffico di droga, ed il quarto giornalista ucciso in Pakistan dall’inizio dell’anno. Il Pakistan è al 139esimo posto (su 180 Paesi) secondo l’indice di libertà di stampa di Reporters sans Frontières (Reporters sans Frontières, Pakistani reporter gunned down by drug traffickers).

22 ottobre: Mohammad Khalid, conducente di un risciò, è morto per le gravi ustioni riportate dopo essersi dato fuoco per protestare contro le presunte estorsioni della polizia di Karachi. Secondo quanto riportato dalle autorità, Khalid si sarebbe rifiutato di pagare una tangente a un ufficiale della polizia stradale che lo avrebbe poi multato per un importo pari a un quarto dei suoi guadagni giornalieri. In seguito all’incidente, il capo della polizia di Karachi ha visitato l’uomo in ospedale, ha sospeso l’ufficiale accusato e avviato un’indagine sul caso (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistani Rickshaw Driver Dies After Self-Immolation).

24 ottobre: tre impiegati di una compagnia petrolifera e il membro di un gruppo paramilitare che faceva loro da scorta, sono stati rapiti e poi uccisi nelle montagne del nord-ovest del Pakistan, vicino al confine con l’Afghanistan. L’atto non è stato rivendicato. La regione è teatro di scontri tra l’esercito pachistano, i Talebani ed altri gruppi militanti, da più di un decennio (Radio Free Europe/Radio Liberty, Oil Firm Employees, Escort Killed In Northwestern Pakistan).

24 ottobre: uomini armati hanno aperto il fuoco in una scuola situata nell’area Killi Shabo di Quetta, capitale della provincia sud-occidentale del Belucistan, ferendo quattro bambini. Nessun gruppo ha finora rivendicato l’attentato (Radio Free Europe/Radio Liberty, Four Children Wounded In School Attack In Southwestern Pakistan).

24 ottobre: la polizia di Karachi si è scontrata con residenti locali in protesta contro lo sfratto da alloggi che sarebbero destinati a dipendenti del governo. Gli scontri hanno fatto almeno 12 feriti da entrambe le parti e una dozzina di manifestanti sono stati arrestati per aver ostacolato l’azione della polizia. A luglio, la Corte Suprema aveva ordinato lo sfratto dei presunti occupanti illegali di abitazioni riservate ai dipendenti del governo, tra cui un’area di Karachi chiamata Pakistan Quarters (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistani Police Clash With Protesters Angry Over Eviction).

24 ottobre: Mullah Abdul Ghani Baradar, uno dei membri fondatori dei Talebani, è stato rilasciato in Pakistan dopo 8 anni di detenzione. Il suo rilascio sembra essere legato ai tentativi degli Stati Uniti di riavviare i negoziati di pace tra i militanti e il governo afghano, nei quali Mullah Baradar dovrebbe avere un ruolo chiave (BBC, Mullah Baradar: Taliban say founder ‘freed by Paki stan’).

2 novembre: un rapporto pubblicato nella sezione Terrorism Monitor di Jamestown Foundation (JF) analizza il tema della nuova ondata di terrorismo che si è estesa in Pakistan anche alla regione settentrionale del Gilgit-Baltistan, zona montuosa e importante centro turistico, in precedenza rimasta al riparo da episodi violenti di rilievo. L’articolo di JF ricostruisce gli atti di terrorismo che hanno interessato questa regione, con una ripresa a partire dal mese di agosto di quest’anno, quando presunti militanti dell’organizzazione Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) hanno dato fuoco e piazzato esplosivi in 12 scuole femminili nel distretto di Chilas, a 130 chilometri dalla città di Gilgit. A questo primo episodio, sono seguiti nei giorni successivi altri attentati, al termine dei quali, un’operazione della polizia ha condotto all’arresto di 13 militanti islamisti appartenenti ad una scuola religiosa locale. Secondo JF questi episodi sono sintomo di un recente sviluppo della militanza islamista in questa regione tribale, che rappresenterebbe un grave elemento di preoccupazione per il Pakistan, testimoniando una rinascita del movimento TTP e della sua capacità di reclutare militanti e di condurre attacchi (Jamestown Foundation, Recent Wave of Terrorism in Pakistan’s Gilgit-Baltistan Region).

2 novembre: il Ministro degli interni del Pakistan ha annunciato che Maulana Sami Ul-Haq, importante figura religiosa pachistana, conosciuto come “il padre dei talebani” (father of the taliban) per il ruolo svolto nell’educazione di diversi leader del movimento è stato assalito ed ucciso. Restano al momento ignoti gli assalitori e non identificati i motivi dell’aggressione (Radio Free Europe/Radio Liberty, Maulana Sami Ul-Haq, ‘Father Of The Taliban,’ Stabbed To Death).

15 novembre: le forze di sicurezza pachistane hanno dichiarato di aver ritrovato 5 dei 12 appartenenti al sistema di sicurezza iraniano, rapiti il mese precedente vicino al confine tra Pakistan e Iran. Il gruppo estremista Jaish al-Adl ha rivendicato la responsabilità del rapimento che è avvenuto nei pressi della provincia iraniana di Sistan-Baluchistan, dove i separatisti appartenenti all’etnia Beluci, presente lungo il confine irano-pachistano, conducono frequenti attacchi contro le forze iraniane (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan Says It Recovered Five Of 12 Iranian Guards Abducted Near Border).

16 novembre: una bomba posta lungo una strada, nel distretto di Malir di Karachi, ha ucciso 2 persone e ne ha ferite altre 5. La bomba è esplosa in una zona dove si trovavano dozzine di persone, nei pressi di un mercato improvvisato. L’attentato non è stato rivendicato (Radio Free Europe/Radio LibertyBombing At Karachi Marketplace Kills At Least Two).

17 novembre: nella città di Quetta, capitale provinciale del Belucistan, è stato ucciso a colpi di pistola Naeem Kakar, ex vice ispettore generale dell’unità anticrimine della polizia provinciale di Quetta e figura chiave nella lotta a militanti e criminali nell’area. L’attentato non è stato rivendicato (Radio Free Europe/Radio Liberty, Former Senior Pakistani Police Officer Killed In Shooting).

23 novembre: uomini armati hanno attaccato il consolato cinese a Karachi, nel quartiere di Clifton, ferendo quattro persone, tra cui due poliziotti. Tre attentatori sono stati uccisi dalla polizia che è riuscita a impedir loro l’ingresso nel consolato. L’attentato è stato rivendicato da militanti del gruppo separatista Balochistan Liberation Army, che si oppongono ai progetti di investimento cinesi nel Pakistan occidentale. Questo attentato è l’ultimo di una serie di attacchi perpetrati dal movimento attivo nella provincia del Belucistan, dove gli investimenti cinesi si concentrano sulla costruzione del Corridoio Economico Cina-Pakistan, parte dell’ambizioso progetto “One Belt, One Road initiative” con il quale la provincia cinese dello Xinjiang sarà collegata al porto di Gwadar sul mar Arabico, nel Belucistan (BBC, Karachi attack: China consulate attack leaves four dead ).

23 novembre: un attacco suicida è stato portato a termine da militanti del gruppo jihadista Stato Islamico in un mercato della cittadina a maggioranza sciita di Klaya distretto nord-occidentale di Orakzai e vicino al confine con l’Afghanistan. L’attentato ha causato 35 vittime e 50 feriti (Radio Free Europe/Radio Liberty, IS Claims ‘Suicide’ Attack On Market In Pakistani Tribal District).

23-24 novembre: Khadim Hussain Rizvi, leader del gruppo islamico estremista, Tehrik-e Labaik, è stato arrestato per aver incitato raduni violenti dei suoi seguaci, seguiti al rilascio della donna pakistana e cristiana, conosciuta come Asia Bibi, detenuta dal 2010 e condannata a morte per blasfemia. All’arresto del leader islamista, sono seguiti disordini da parte dei membri del gruppo, fino a 300 dei quali sarebbero stati a loro volta fermati dalla polizia pachistana (BBC news, Pakistan blasphemy case: Supporters of hard-line cleric detained e Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan Arrests Cleric Whose Supporters Held Violent Rallies Over Blasphemy Law e Pakistan Cracks Down On Hard-Liners After Cleric Detained).

3 dicembre: sei persone sono state arrestate nella regione del Punjab in relazione all’uccisione di una bambina, inclusi il padre, la nonna e la zia paterna. I sei sono accusati di aver ucciso la bambina dopo che un guaritore aveva detto loro che la famiglia era perseguitata dagli spiriti a causa della ragazza (Radio Free Europe/Radio Liberty, Six Charged in Pakistan Over Murder Of Infant On Faith Healer’s Orders).

14 dicembre: sei paramilitari del gruppo Frontier Corps (FC) sono rimasti uccisi ed altri 14 sono stati feriti nel corso di un attacco sferrato contro il convoglio sul quale viaggiavano in un’area montuosa della provincia sud-occidentale del Belucistan, vicino al confine con l’Iran. Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, ma militanti islamisti legati ai Telebani, ad Al-Qaida e allo Stato Islamico sono attivi nell’area ricca di minerali dove la Cina ha investito 54 miliardi di dollari per la realizzazione del Corridoio Economico Cino-Pachistano (Radio Free Europe/Radio Liberty, Six Paramilitary Soldiers Killed In Attack In Southwestern Pakistan).

25 dicembre: a Karachi, un uomo armato non identificato ha aperto il fuoco contro l’auto di Syed Ali Raza Abidi, ex avvocato e leader del partito secolarista Muttahida Qaumi Movement, che è morto a seguito delle ferite riportate. Il partito rappresenta la popolazione di lingua Urdu ed è diviso in due fazioni che intrattengono difficili rapporti tra di loro (Radio Free Europe/Radio Liberty, Gunmen Kill Pakistani Politician In Karachi e BBC World news, Pakistani politician Syed Ali Raza Abidi shot dead).

27 dicembre: il Baloch Liberation Army (BLA), gruppo separatista attivo nella provincia del Belucistan, rende noto che Aslam Balock, presunta mente dietro l’attentato di novembre contro il consolato cinese di Karachi, è stato ucciso nel corso di un “attacco nemico” (an enemy attack”), insieme a 5 associati dell’organizzazione (Radio Free Europe/Radio Liberty, Alleged Mastermind Of Chinese Consulate Attack In Pakistan Reported Dead).

Diritto e prassi

24 settembre: l’Alta Corte di Lahore ha emesso un mandato di arresto e un divieto di lasciare il Paese nei confronti di Cyril Almeida, giornalista del quotidiano Dawn, in relazione all’intervista da lui realizzata lo scorso maggio all’ex-primo ministro Nawaz Sharif. Sharif, che è stato a sua volta chiamato a comparire davanti alla Corte per la prossima udienza sul caso di tradimento, insinuava nell’intervista che l’esercito e l’intelligence pachistane avessero un ruolo nell’impunità dei responsabili degli attacchi di Mumbai del 2008, nei quali più di 160 persone sono morte. Nei mesi successivi alla pubblicazione dell’intervista, la distribuzione del quotidiano è stata ostacolata e agenzie di stampa e venditori di giornali hanno subito pressioni per impedirne la vendita e la diffusione. Nell’ottobre del 2016, Cyril Almeida era già stato raggiunto da un provvedimento che gli impediva di lasciare il territorio nazionale in seguito alla pubblicazione di un articolo in cui il giornalista riferiva delle tensioni esistenti tra il governo e l’esercito circa presunti legami con gruppi armati attivi nel Paese (Al Jazeera, Pakistan court summons former PM and orders arrest of journalist Dawn, LHC orders Nawaz Sharif, journalist to appear in treason case Amnesty International, Pakistan: Journalists should not be harassed or intimidated through criminal justice system).

5-6 ottobre: la custodia del capo dell’opposizione Shahbaz Sharif – arrestato con l’accusa di corruzione in relazione a un appalto per la costruzione di case popolari, tenutosi quando era governatore della provincia del Punjab – è stata prorogata di 10 giorni da una corte di Lahore. Questa decisione impedirà al leader politico di partecipare alla campagna elettorale per le elezioni del 14 ottobre. Sharif è il fratello minore dell’ex primo ministro Nawaz Sharif, condannato a 10 anni di carcere per corruzione (Radio Free Europe/Radio Liberty Pakistani Opposition Leader Ordered Held For 10 Days Ahead Of By-Elections).

13 ottobre: l’attivista per i diritti delle donne e della popolazione Pashtun, Gulalai Ismail, è stata rilasciata dopo una detenzione di 9 ore, a seguito del suo arresto all’aeroporto di Islamabad e al ritorno dal Regno Unito, da parte dell’Agenzia federale di investigazione del Pakistan. Ismail ha affermato di essere stata trattenuta per il suo intervento, lo scorso agosto, durante una manifestazione del Pashtun Protection Movement (PTM), un gruppo attivo nella difesa dei diritti della popolazione Pashtun del Pakistan nord-occidentale. L’attivista si era unita al movimento nel criticare le operazioni dell’esercito nelle aree tribali che avevano portato alla morte di numerosi civili innocenti. Il movimento è noto per le sue campagne di sensibilizzazione svolte in tutto il Paese contro sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali e discriminazioni contro il gruppo etnico dei Pashtun (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan Releases Leading Rights Activist After Hours-Long Detention e Amnesty International, Pakistan: Release Pashtun human rights defender immediately and unconditionally).

13 ottobre: Shaukat Siddiqi, giudice dell’Alta Corte di Islamabad, è stato rimosso dal suo incarico dopo aver accusato l’agenzia d’intelligence pachistana (Inter-Services Intelligence – ISI), di aver manipolato le elezioni dello scorso luglio che hanno portato alla vittoria il Primo Ministro Imran Khan. Il Consiglio giudiziario supremo, un organo che supervisiona le denunce contro i giudici, aveva raccomandato la rimozione di Siddiqi dopo un processo segreto per “diffamazione di un’istituzione statale” (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan Fires Judge Who Accused Spy Agency Of Manipulating Elections).

31 ottobre: la Corte Suprema del Pakistan ha assolto dall’accusa di blasfemia Aasia Bibi, la donna che ha trascorso 8 anni nel braccio della morte a seguito della condanna pronunciata nei suoi confronti nel 2010. Bibi, di religione cristiana e originaria della regione del Punjab, è la sola donna ad essere stata condannata alla pena capitale per blasfemia in Pakistan. Dopo che la notizia dell’assoluzione è stata diffusa, sostenitori della legge sulla blasfemia sono scesi in piazza per protestare contro la decisione (Human Rights Watch, Pakistan’s Aasia Bibi Finally Gets Justice, Amnesty International, Pakistan: Aasia Bibi verdict is a landmark victory for religious tolerance, Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan Clears Woman Of Blasphemy Conviction Amid Islamist Protests).

8 novembre: una dozzina di agenti armati ha fatto irruzione all’interno del Karachi Press Club, Organizzazione della comunità dei giornalisti pachistana, con sede a Karachi, perquisendone i locali e facendo foto e filmati degli stessi. La polizia ha successivamente dichiarato che l’azione aveva lo scopo di seguire il segnale del telefono portatile di un ricercato che era stato rintracciato all’interno dell’edificio. Il giorno successivo, le forze di sicurezza hanno arrestato un giornalista sospettato di detenere materiale dello Stato islamico. I giornalisti di Karachi, ritrovandosi per protestare contro l’accaduto, sostengono che l’arresto sia stato in realtà effettuato con il solo fine di mettere a tacere le proteste dei giornalisti che si sono svolte in tutte le principali città del Pakistan (BBC e Reporteurs sans Frontière, Karachi Press Club: Shock as authorities raid ‘island of freedom’ e Pakistan: Dozens of armed police raid Karachi Press Club).

1 dicembre: il Ministro dell’Informazione pachistano ha reso noto che Khadim Hussain Rizvi, capo del gruppo islamista Tehrik-e Labaik (TLP), e altri 2 leader di TLP, saranno accusati di terrorismo e sedizione, accuse per le quali è previsto anche l’ergastolo. I leader dl TLP si trovano in carcere dopo esser stati arrestati, assieme a 3000 dei loro sostenitori, durante le violente dimostrazioni che hanno fatto seguito all’assoluzione da parte della Corte Suprema pachistana di Asia Bibi, la donna cristiana precedentemente condannata per blasfemia (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistan To Charge TLP Leaders With Terrorism, Sedition).

16 dicembre: il generale Qamar Javed Bajwa, capo dell’esercito pachistano, ha approvato la pena di morte per 15 militanti condannati da tribunali militari per il ruolo svolto in recenti attacchi in cui sono stati uccisi 32 uomini delle forze di sicurezza e due civili. Il generale ha anche approvato le pene detentive per 20 militanti accusati di aver attaccato forze di sicurezza e cristiani e di aver distrutto scuole. Il Pakistan ha revocato la moratoria che aveva posto sulla pena di morte, in seguito all’attacco a una scuola di Peshawar che nel 2014 ha ucciso più di 150 persone, in maggioranza studenti (Radio Free Europe/Radio Liberty, Pakistani Army Chief Confirms Death Sentences For 15 Militants DAWN, Army chief sanctions death penalty for 15 ‘hardcore terrorists’: ISPR ISPR, Today, General Qamar Javed Bajwa, Chief of Army Staff (COAS) confirmed the death sentence awarded to 15 hardcore terrorists).

21 dicembre: il generale Qamar Javed Bajwa, capo dell’esercito pachistano, ha confermato la condanna a morte di 14 imputati, condannati da corti militari per il loro coinvolgimento nella commissione di reati di terrorismo, tra cui attacchi contro le forze armate, distruzione di strutture di comunicazione, e uccisione di civili innocenti. I 14 condannati a morte, tutti identificati come membri di organizzazioni al bando, sono accusati di aver provocato la morte di 16 persone, tra cui 3 civili, e il ferimento di altre 19. Per la terza volta nell’arco di un mese, il capo dell’esercito ha approvato la pena di morte con accuse di terrorismo (DAWN e ISPR, Army chief ratifies death sentences of 14 ‘hardcore terrorists’: ISPR e Today, General Qamar Javed Bajwa, Chief of Army Staff (COAS) confirmed death sentence awarded to 14 hardcore terrorist).

24 dicembre: l’ex Primo Ministro Nawaz Sharif è stato condannato a una pena detentiva di sette anni per non aver fornito alcuna prova dell’origine del capitale che gli ha consentito di acquisire la proprietà dell’acciaieria di al-Azizia in Arabia Saudita. A luglio, Sharif era stato condannato a dieci di carcere per corruzione, ma, a seguito del ricorso in appello presentato, era stato rilasciato su cauzione. Sharif ha dichiarato che le accuse contro di lui sono politicamente motivate e che farà appello contro la sua ultima condanna (Radio Free Europe/Radio Liberty e BBC, Pakistan Ex-PM Sharif Sentenced To Seven Years In Prison e Nawaz Sharif, Pakistan ex-PM, sent back to jail for corruption).

Diritti umani e libertà fondamentali

12 settembre: l’organizzazione Committee to Protect Journalists pubblica un rapporto sullo stato della libertà di stampa in Pakistan. Il rapporto sottolinea come la riduzione delle uccisioni di giornalisti nel Paese sia stata accompagnata dal deterioramento della libertà di stampa. Le due tendenze, tra loro correlate, sono effetto delle pressioni messe in atto dall’esercito che ostacola l’accesso dei giornalisti ad aree del Paese colpite da separatismo e fondamentalismo religioso (come il Belucistan), ne incoraggia l’autocensura attraverso atti di intimidazione ed è accusato di istigare violenza contro i giornalisti. Secondo quanto riferisce il rapporto, il controllo dell’esercito sui media si è inasprito con la rinnovata lotta al terrorismo avviata a seguito dell’attentato terroristico realizzato a Peshawar nel dicembre 2014 contro una scuola per figli di funzionari dell’esercito (Committee to Protect Journalists, Acts of Intimidation: In Pakistan, journalists’ fear and censorship grow even as fatal violence declines).

17 settembre: il Ministero degli Interni del Regno Unito pubblica un nuovo documento “Country Policy and Information Note”, intitolato “Pakistan Christians and Christian converts”. Il report, che ha ad oggetto la condizione dei cristiani e dei convertiti al cristianesimo in Pakistan, sottolinea che sebbene la Costituzione tuteli la libertà di religione, il Paese è ancora sprovvisto di un’adeguata normativa antidiscriminatoria e che le minoranze cristiane sono di fatto oggetto di discriminazioni in ambito educativo e lavorativo. Inoltre, l’uso strumentale (per fini politici o personali) delle leggi sulla blasfemia colpisce in particolar modo le minoranze religiose, inclusi dunque i cristiani. Le disposizioni normative volte a reprimere le offese contro qualsiasi religione professata in Pakistan, assicurano, infatti, una particolare tutela alla religione islamica (nonché una particolare repressione della comunità religiosa ahmadiyya); di conseguenza, anche se la conversione al cristianesimo (così come ad altre religioni) non è vietata, una persona che abbandona l’Islam per diventare cristiano può incorrere nell’accusa di blasfemia (UK Home Office, Pakistan: Christians and Christian converts).

3 novembre: a seguito del rilascio di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte con l’accusa di blasfemia nel 2010 e rilasciata proprio il mese scorso, il suo avvocato, Saif Mulook, dichiara di aver dovuto lasciare il Pakistan, per timori di rischio della propria vita e per poter continuare a difendere la causa della sua assistita. Secondo quanto dichiarato dall’avvocato, la stessa Asia Bibi, cui le autorità hanno per il momento vietato di lasciare il Paese, è stata più volte oggetto di attentati alla sua vita (BBC news, Asia Bibi: Lawyer flees Pakistan in fear of his life).

12 novembre: Human Rights Watch pubblica un rapporto sull’accesso delle bambine all’istruzione in Pakistan, intitolato Pakistan: Girls Deprived of Education – Barriers Include Underinvestment, Fees, Discrimination”. Il rapporto segnala che dei 22,5 milioni di bambini che non frequentano un istituto di istruzione, la maggioranza sono bambine. Tra i fattori che ostacolano l’accesso delle bambine all’educazione, il rapporto individua gli scarsi investimenti del governo (equivalenti al 2,8% del PIL, nel 2017), la mancanza di scuole, le tasse scolastiche proibitive, le punizioni corporali e l’incapacità delle autorità di far rispettare l’obbligo scolastico. La scarsa qualità dell’insegnamento, nelle scuole pubbliche come in quelle private a basso costo, la mancata regolamentazione dell’insegnamento offerto dalle scuole private e la corruzione figurano ugualmente tra le cause che impediscono alle bambine di andare a scuola. Anche fattori estranei al sistema educativo sono messi in evidenza, quali il lavoro minorile, le discriminazioni di genere, i matrimoni precoci e l’insicurezza nel Paese (Human Rights Watch, Pakistan: Girls Deprived of Education).

13 dicembre: secondo un articolo pubblicato da una ricercatrice di Amnesty International, la libertà di espressione degli attivisti e dei media è andata deteriorandosi in Pakistan nel 2018, colpendo coloro che hanno commentato su internet le politiche governative, che si sono schierati a difesa dei diritti costituzionali o che hanno condannato le sparizioni forzate e le esecuzioni extragiudiziali. Nonostante le promesse del nuovo governo sotto il Primo Ministro Imran Khan, il clima di paura che domina il Paese ha ulteriormente indebolito la società civile e i media, danneggiando così lo stato dei diritti umani in Pakistan. Le restrizioni hanno colpito i contenuti pubblicabili dai mezzi di comunicazione, in particolar modo quelli digitali. In alcuni casi, la pressione delle autorità ha indotto i media ad autocensurarsi, in altri, è il governo stesso ad aver bloccato contenuti pubblicati online, soprattutto quelli critici nei confronti del governo e dell’esercito. Le leggi sulla sedizione e il Pakistan Electronic Crime Act del 2016 sono state usate per intimidire i difensori dei diritti umani, gli attivisti e l’opposizione e per limitare la libertà di espressione. Studenti e attivisti hanno reso noto che le forze dell’ordine intercettano regolarmente le loro comunicazioni e monitorano i loro contributi sui social media (Dailytimes, The year of shrinking freedoms).

Situazione umanitaria

25 settembre: più di 2,5 milioni di bambini sotto i 5 anni di età saranno vaccinati contro la polio durante la campagna di vaccinazione di tre giorni messa in atto nel Belucistan. Le autorità religiose sono state coinvolte nella campagna al fine di sensibilizzare i genitori che di solito si rifiutano di vaccinare i propri figli. Pakistan e Afghanistan sono i soli due Paesi dell’area che ancora registrano casi di polio in maniera endemica (Dawn, Anti-polio drive in Balochistan begins today).

27 settembre: circa il 52% dei bambini della provincia del Belucistan sono affetti da problemi di crescita per insufficiente alimentazione dovuta alla situazione di siccità che ha colpito questa regione del Paese negli ultimi due anni. In particolare, il 16% dei bambini soffre di grave malnutrizione e il 40% è sottopeso. Il tasso di mortalità infantile nella provincia è tra i più alti del Pakistan a causa della malnutrizione cronica dei minori e delle loro madri (Dawn, Women, children in Balochistan suffering from malnutrition due to drought-like situation).

28 settembre: circa il 20% della popolazione dell’area desertica di Achhro Thar, nel distretto di Sanghar, è migrata verso aree irrigate da canali a seguito della particolarmente severa siccità che ha colpito questa regione del Pakistan centro-orientale. I residenti dell’area hanno richiesto il sostegno del governo della provincia di Sindh per far fronte alla siccità che sta mettendo a repentaglio soprattutto la sopravvivenza del bestiame, fonte di sostentamento fondamentale per la popolazione. Le autorità locali hanno dichiarato lo stato di calamità (Dawn, Drought-hit Achhro Thar residents seek water and fodder e Daily Times, Achro Thar Desert — beyond drought).

19 dicembre: Il Programma alimentare mondiale (WFP – World Food Programme), insieme al Ministero del cambiamento climatico pachistano e al Sustainable Development Policy Institute (SDPI) pubblica un rapporto che analizza l’impatto del cambiamento climatico sulla sicurezza alimentare. Il Pakistan figura tra i paesi più vulnerabili al mondo per quanto riguarda il cambiamento climatico, che incide fortemente sulla scarsità di cibo e sui problemi di malnutrizione che affliggono il paese. Il report intende non solo fornire un’analisi del rapporto che intercorre tra sicurezza alimentare e vulnerabilità ambientale e climatica, ma anche identificare politiche idonee a ridurne gli effetti sulle comunità più vulnerabili (WFP, Climate Risks and Food Security Analysis: A Special Report for Pakistan ).

Gennaio-Settembre 2017

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Situazione politica e stato di sicurezza – Diritto e prassi – Diritti umani e libertà fondamentali – Situazione umanitaria

Situazione politica e stato di sicurezza

2 gennaio: almeno 6 membri delle forze di sicurezza pakistane (Frontier Corps) sono rimasti feriti in un’esplosione nella città sud occidentale di Quetta, capitale del Belucistan. Il gruppo terrorista Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP) ha rivendicato l’attentato. La provincia del Belucistan è teatro di violenze di natura settaria e di insurrezioni da parte di gruppi separatisti fin dal 2004 (fonte Radio Free Europe Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

6 gennaio: secondo la fonte consultata, uomini armati non identificati hanno aperto il fuoco contro un taxi nella città sud occidentale di Quetta, ferendo 5 persone. La polizia avrebbe dichiarato che i passeggeri erano tutti membri del gruppo minoritario sciita degli Hazara e che si tratterebbe di un attacco mirato. Nessun gruppo ha rivendicato l’attentato (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

21 gennaio: l’esplosione di una bomba in un mercato ortofrutticolo ha causato la morte di circa 24 persone e 90 feriti. L’esplosione è avvenuta nella città di Parchinar, capitale a maggioranza sciita di Kuram Agency, distretto nella regione FATA (Federally Administered Tribal Areas). L’attacco è stato rivendicato dal gruppo estremista Hakimullah Mehsud, fazione del più noto Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), dichiarando di voler “dare una lezione” agli sciiti per il loro appoggio al Presidente siriano Bashar al-Assad (The attack was carried out “to teach a lesson to Shi’ites for their support for [Syrian President] Bashar al-Assad) (fonte Radio Free Europe Radio Liberty, BBC, Federal Office for Migration and Refugees Germany – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

2 marzo: il governo pakistano approva un piano per riformare lo status della regione c.d. FATA (Federal Administered Tribal Areas) prevedendo l’annessione delle aree tribali alla provincia di Khyber Pakhtunkhwa entro cinque anni, con lo scopo di porre fine al sistema di giurisdizione federale dell’area estendendovi la giurisdizione delle corti pakistane oltre ad implementare una serie di riforme. Il piano di inglobamento prevederebbe l’introduzione della rappresentanza parlamentare per le aree tribali e quindi per la prima volta l’attribuzione del diritto di voto ai cittadini della regione, la previsione di elezioni in ognuno dei sette distretti, l’introduzione di una nuova legge basata sul concetto di costume tribale che andrebbe a formalizzare la pratica delle jirga o tribunali tribali. Il nuovo piano prevederebbe anche il ritorno completo degli sfollati interni per la fine del mese di aprile (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

2 marzo: un drone statunitense ha colpito e ucciso due uomini a bordo di una motocicletta nell’area Sara Khwa del distretto tribale di Kurram, al confine con l’Afghanistan. Si tratterebbe di sospetti militanti, ma non è certa l’appartenenza dei due uomini ad un determinato gruppo. Si tratta del primo drone ad essere lanciato quest’anno. “Radio Free Europe” riporta che lo strumento dei droni è molto impopolare in Pakistan, dove è percepito come una violazione della sovranità del Paese, nonostante ci siano evidenze di accordi raggiunti in passato da Pakistan e Stati Uniti sull’attuazione di simili operazioni (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty, Reuters e Dawn – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

6 marzo: l’esercito pakistano dichiara che militanti islamisti hanno attaccato diverse postazioni armate della regione tribale Mohmand (uno dei 7 distretti delle c.d. FATA), lungo il confine con l’Afghanistan. Circa 5 soldati sono rimasti uccisi e 10 militanti sono morti nel corso degli scontri seguiti alle imboscate. La fazione dei pakistani talebani Jamat-ul-Arhar, distaccata dal gruppo dei pakistani talebani, avrebbe rivendicato l’attentato (fonte Radio Free Europe/Radio liberty – per l’informazione vedi qui).

20-26 marzo: nonostante una dichiarazione del Presidente pakistano Nawaz Sharif con cui si ordinava di riaprire immediatamente il confine con l’Afghanistan, chiuso ormai sulla base di “motivi umanitari” (“on humanitarian grounds”) da oltre un mese, le fonti consultate riportano che l’esercito pakistano avrebbe iniziato a recintare parte del confine nordoccidentale al fine di frenare il movimento di combattenti talebani pakistani che si ritengono presenti sul territorio afghano (fonte Al-Jazeera e Reuters – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

31 marzo: ufficiali pakistani dichiarano che una bomba è esplosa in un mercato affollato nella cittadina nordoccidentale di Parachinar, centro amministrativo del distretto tribale semi autonomo di Kurram, al confine con l’Afghanistan, uccidendo 22 persone e ferendone 50. L’esplosione sarebbe avvenuta nei pressi dell’ingresso di una moschea sciita dedicato alle fedeli donne. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo Jamat-ul-Arhar che combatte a fianco dei pakistani talebani (fonte VOA news – per l’informazione vedi qui).

2 aprile: 20 persone sono state uccise ed altre sono rimaste ferite presso un tempio Sufi vicino alla città di Sargodha nella provincia del Punjab. Il primo sospettato di questi atti sarebbe il custode del tempio, poi arrestato insieme ad altre persone ritenute suoi complici. Il sufismo rappresenta una branca mistica dell’Islam che conta alcuni milioni di seguaci in Pakistan (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

5 aprile: almeno 6 persone sono rimaste uccise e 15 ferite nell’esplosione di una bomba a Lahore, capitale della provincia del Punjab. L’attacco suicida, rivolto contro un veicolo coinvolto nel censimento nazionale, è stato rivendicato dal gruppo terrorista Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP) (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

5 maggio: scontri al confine tra Pakistan e Afghanistan provocano la morte di almeno 13 persone e il ferimento di 80. Secondo quanto riferito da un portavoce dell’esercito pakistano lo scontro è iniziato quando le forze afghane hanno fatto fuoco contro un gruppo governativo impegnato nel censimento della popolazione vicino alla città di Chaman, confine sud occidentale. Le fonti consultate riportano che la questione sorge intorno al riconoscimento reciproco dei confini tra i due Paesi (fonte VOA – per l’informazione vedi qui).

12 maggio: almeno 25 persone sono rimaste uccise e oltre 40 ferite, in un’esplosione avvenuta nei pressi della scuola religiosa di Mastung, regione del Belucistan. Il gruppo terroristico Stato Islamico ha rivendicato l’attentato, diretto contro un veicolo con a bordo il senatore Abdul Ghafoor Heideri, che ha riportato ferite lievi. Heideri rappresenta il partito sunnita islamista Jamiat Ulema-e-Islam Fazl (JUI-F), parte della coalizione al governo (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

13 maggio: due civili sono rimasti uccisi durante uno scontro a fuoco tra India e Pakistan lungo la linea di controllo che separa i due Paesi nella regione del Kashmir. Entrambe le parti si accusano di aver dato inizio a questo ulteriore scontro per la regione contesa, causa ormai di due guerre dall’acquisizione dell’indipendenza nel 1947 (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

19 maggio: 26 militanti appartenenti a diversi gruppi militanti illegali, hanno consegnato le loro armi alle autorità del Belucistan nel distretto Khuzdar. La consegna è avvenuta nel corso di una cerimonia e nell’ambito del processo di riconciliazione in corso. La fonte consultata riporta che nella provincia del Belucistan è tuttora in corso un’insurrezione di basso livello da parte dei separatisti beluci; nell’area operano anche gruppi legati ad al-Qaida (fonte DAWN – per l’informazione vedi qui).

21 maggio: a Shabquadar, nel distretto di Charsadda – provincia nordoccidentale di Kyber Paktunkwa – una serie di attentati ha colpito una scuola e alcune abitazioni ferendo almeno 14 persone. Le stazioni di polizia delle aree interessate dagli attentati hanno lanciato investigazioni per rintracciare gli assalitori (fonte DAWN – per l’informazione vedi qui).

5 giugno: i talebani pakistani hanno rilasciato 6 impiegati di una compagnia polacca del petrolio e del gas rapiti lo scorso anno dalla città di Dera Ismail Khan nella provincia nord occidentale di Paktunkwa (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e Reuters – per l’informazione vedi qui e qui).

8-14 giugno: le autorità cinesi e pakistane stanno investigando sull’uccisione reclamata dal gruppo terroristico Stato Islamico di due insegnanti cinesi rapiti nel Belucistan – sud-ovest del Paese. I due erano stati rapiti il 24 maggio da uomini armati che affermavano di essere poliziotti.  In seguito alle indagini è emerso che i due cittadini cinesi rapiti, avrebbero in realtà lavorato illegalmente a Quetta in qualità di missionari e il Ministro dell’interno pakistano ha affermato che l’utilizzo ingannevole del visto per lavoro di cui erano in possesso, ha contribuito al loro rapimento e alla loro uccisione. La Cina è un’importante partner economico del Pakistan (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty, Reuters e CNN – per l’informazione vedi qui, qui, qui e qui).

3 luglio: dopo i risultati raggiunti con l’operazione “Zarb el azb”, che nel 2014 aveva mirato ad eliminare la presenza dei militanti islamisti dalla regione semi-autonoma delle c.d. FATA (Federally Administered Tribal Areas), centinaia di famiglie stanno ora ritornando nella regione del Sud Waziristan. Nel frattempo, alcuni militanti membri di fazioni talebane, si stanno raggruppando e, secondo alcune testimonianze con il benestare delle autorità di governo locale, sono stati invitati a formare gruppi di milizie nelle FATA, per difendere la regione da altri militanti. Alcuni residenti dell’area hanno mostrato opposizione a questa strategia, esprimendo la preoccupazione che i militanti possano finire per rivoltarsi contro il governo provocando nuove vittime civili (fonte Irin – per l’informazione vedi qui).

10 luglio: 1 poliziotto è rimasto ucciso e 11 persone ferite in un probabile attentato suicida nella Provincia del Belucistan. L’attacco non è stato rivendicato (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

13 luglio: 4 poliziotti sono stati uccisi e uno ferito da assalitori non identificati, nella città di Quetta, capoluogo della provincia del Belucistan. Il gruppo Jamat ul-Ahrar, una fazione dei talebani pakistani, ha rivendicato l’attentato (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

17 luglio: l’esercito pakistano afferma che 4 soldati sono stati uccisi da un bombardamento mentre viaggiavano sulla linea di controllo che separa il Kashmir pakistano e quello indiano. Gli ufficiali pakistani accusano l’India di aver violato il “cessate il fuoco”, il Primo Ministro indiano afferma di non essere a conoscenza dell’incidente. (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui). 

17 luglio: almeno un morto e 4 feriti è il bilancio dell’impatto di un attentatore suicida con un veicolo delle forze paramilitari note come “Frontier Corps” a Peshawar, capoluogo dell’area tribale Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan. L’attentato, rivendicato dai talebani pakistani, è avvenuto ad un giorno di distanza dall’avvio di un’operazione dell’esercito pakistano rivolta contro i militanti del gruppo terroristico Stato Islamico (IS) che sarebbero operativi nella provincia (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

17-29 luglio: a seguito delle indagini sulle accuse di corruzione emerse dal c.d. Panama Papers Leak del 2016 contro alcune sue proprietà e contro la sua famiglia, il Primo Ministro Nawaz Sharif è stato escluso dal suo ufficio ed ha presentato le dimissioni. La Corte suprema ha emesso un verdetto unanime, che Sharif avrebbe dichiarato di accettare ma di non condividere. Come premier ad interim prima dell’approvazione da parte del Parlamento, è stato designato Shahbaz Sharif, fratello dell’ex Primo Ministro, già governatore della provincia del Punjab (fonte BBC news, Al-Jazeera, The Guardian e Il Sole 24 ore, per l’informazione vedi qui, qui, qui e qui).

19 luglio: 4 membri di una famiglia sciita e il loro autista sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco nella città di Mastung, provincia sud-occidentale del Belucistan. Nessun gruppo terroristico ha rivendicato l’agguato (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

24 luglio: almeno 25 persone sono morte e 50 sono rimaste ferite in un’esplosione che ha colpito la città orientale di Lahore, capitale della provincia del Punjab. I talebani pakistani hanno rivendicato l’attentato (fonte BBC news, Al-Jazeera e Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

26 luglio: i due diplomatici pakistani rapiti il giugno scorso lungo la tratta che collega Jalalabad al passo di Torkham, al confine con l’Afghanistan, sono stati tratti in salvo “safely recovered” dalle forze di sicurezza in Afghanistan (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

1 agosto: il gruppo terrorista Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), i talebani pakistani, ha realizzato un nuovo magazine in lingua inglese specificamente diretto alle donne, chiamato Sunnat E Khaula, o The Way Of Khaula, facendo riferimento a una famosa seguace del profeta Maometto. Con questa pubblicazione, per la prima volta, il gruppo fa appello alle donne pakistane perché si uniscano alla lotta per il jihad, la guerra santa. La fazione pakistana dei talebani punta a far leva sul malcontento delle donne istruite del Paese e le invita ad unirsi ai propri fratelli o mariti che già combattono. I TTP, indeboliti dall’offensiva dell’esercito nazionale soprattutto nelle aree tribali, stanno cercando nuove reclute su esempio del gruppo Stato islamico (Islamic State, IS) che ha già intrapreso la strada di reclutare donne tra le sue file di combattenti (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

1-4 agosto: il Presidente pakistano Mamnoon Hussain ha ufficializzato il giuramento del nuovo ufficio di gabinetto, guidato dal Primo Ministro Shahid Khaqan Abbasi, stretto alleato dell’ex premier Nawaz Sharif. Abbasi ha sostituito Sharif a seguito delle dimissioni da questi presentate alla fine del mese scorso, dopo che la Corte Suprema lo aveva destituito dal suo incarico con accuse attinenti alla mancata giustificazione di alcune entrate economiche della famiglia Sharif. La maggioranza dei neo ministri sono reduci del governo dell’ex Primo ministro o suoi alleati (fonte Al-Jazeera e Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui e qui). 

7 agosto: a Lahore, Punjab, l’esplosione di una bomba ha ferito oltre 20 persone, di cui almeno 3 in condizioni critiche. Nessun gruppo terrorista ha rivendicato l’attentato. Qualche ora dopo, le autorità pakistane dichiarano di aver sventato un altro attentato nel capoluogo del Punjab, che sarebbe stato diretto contro la polizia della città. Nonostante nel corso degli ultimi due anni gli attentati a Lahore siano diventati meno frequenti, i gruppi islamisti continuano ad esservi attivi (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e Reuters – per l’informazione vedi qui, qui  e qui).

9 agosto: 3 militari e un maggiore dell’esercito sono rimasti uccisi nel conflitto a fuoco con alcuni militanti, nell’area tribale Lower Dir (FATA), a nord del Paese e vicino al confine con l’Afghanistan. Lo scontro, in cui sono rimasti feriti più di nove soldati e che ha portato all’arresto di un sospettato, sarebbe avvenuto nel corso di un’operazione volta a sventare un attacco terroristico (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e Dawn – per l’informazione vedi qui e qui).

11 agosto: sono almeno 3 i morti e 25 i feriti a seguito dell’esplosione di una bomba posta sulciglio della strada nel distretto Char Mang di Bajaur, una delle 7 agenzie in cui si dividono le c.d. FATA (Federally Administered Tribal Areas) (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e Dawn – per l’informazione vedi qui e qui).

11 agosto: Kulsoom Nawaz, moglie dell’ex premier Nawaz Sharif, si candiderà per prendere il posto del marito in Parlamento alle prossime elezioni. L’ex first lady, che non ha mai ricoperto una carica, si presenterà tra le file della Lega musulmana pakistana (Pakistan Muslim League), lo stesso partito del marito, per le elezioni straordinarie che si terranno tra 45 giorni. La decisione di far entrare in politica Kulsoom Nawaz fa pensare che il Pakistan continuerà ad avere una tradizione politica di tipo dinastico, in modo da consentire a Sharif di rimanere in politica, anche se dietro le quinte (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e BBC – per l’informazione vedi qui e qui).

12 agosto: l’esplosione di una bomba nella città nella città sud occidentale di Quetta, capoluogo del Belucistan, ha provocato almeno 15 morti, di cui 7 civili, e circa 40 feriti. L’attentato, che sarebbe stato rivendicato dal gruppo Stato Islamico, avrebbe avuto per obiettivo una pattuglia paramilitare (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e Reuters – per l’informazione vedi qui e qui).

14 agosto: una bomba posta al lato della strada ha colpito un convoglio militare nel Belucistan, uccidendo 6 soldati e ferendone almeno altri 2. L’attentato, diretto contro una pattuglia delle forze paramilitari Frontier Corps, sarebbe stato rivendicato dal Baluch Liberation Army, gruppo separatista del Belucistan che è una delle regioni più instabili del Pakistan (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e Dawn – per l’informazione vedi qui e qui). 

16 agosto: il governo pakistano ha criticato la decisione degli Stati Uniti di inserire il gruppo separatista del Kashmir, Hizbul Mujahideen, nella blacklist delle organizzazioni terroristiche. L’inserimento, che invece è stato bene accolto dall’India, comporterà il divieto per ogni cittadino statunitense e per i residenti di avere alcun tipo di rapporto con il movimento separatista. Il portavoce del Ministero degli Esteri Nafees Zakaria ha commentato la decisione statunitense affermando che il governo è deluso, poiché il gruppo difende il diritto di autodeterminarsi del Kashmir e quindi è assolutamente ingiustificato considerarlo un gruppo terrorista. Il suo leader e fondatore, Syed Salahuddin, era già stato qualificato come “global terrorist”, ma era sempre in grado di operare nella regione del Kashmir, dove Hizbul Mujahideen è il più grande gruppo militante operativo (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty, Dawn e Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui,  qui e qui).

1 settembre: l’esplosione di una bomba nella cittadina di Ambar – provincia nord occidentale di Mohmand, regione F.A.T.A (Federally Administered Tribal Areas) – ha provocato la morte di un anziano leader anti-talebano, di suo figlio e di un’altra persona, mentre 2 due capi tribali sono rimasti feriti. L’attentato non è stato rivendicato (fonte Radio Free Europe /Radio Liberty – per l’informazione vedi qui). 

2 settembre: due uomini armati in uniforme da poliziotto hanno ucciso una guardia e un ragazzo di 10 anni e lasciato 4 feriti, durante un attacco diretto contro un parlamentare del partito di opposizione al governo (Muttahida Qaumi Movement: MQM). L’identità degli assalitori è rimasta ignota. Il partito MQM, che rappresenta la popolazione pakistana di lingua urdu, si è diviso lo scorso anno quando il suo fondatore, Altaf Hussain, ha fatto affermazioni antipakistane, a Londra, dove si trova in esilio volontario (fonte Radio Free Europe /Radio Liberty, Al Jazeera e Dawn – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

4 settembre: 3 membri del corpo paramilitare “Frontier Corps” sono stati uccisi e 3 sono rimasti feriti in un agguato contro il veicolo su cui stavano viaggiando nel distretto di Panjgur – provincia sudoccidentale del Belucistan. Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco (fonte Radio Free Europe /Radio Liberty, VOA e DAWN – per l’informazione vedi qui, qui e qui ).

11 settembre: uomini armati hanno aperto il fuoco contro 4 persone appartenenti ad una famiglia sciita di etnia hazara, vicino alla cittadina di Kuchlak, a nord di Quetta, nel Belucistan. Nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, che sembrerebbe avere una matrice settaria (fonte Radio Free Europe /Radio Liberty e Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

14 settembre: dopo 14 anni di presenza, Medici Senza Frontiere (MSF) chiude le sue operazioni nel distretto di Kurram – una delle 7 agenzie delle Federally Administered Tribal Areas (F.A.T.A) – al condine con l’Afghanistan. La decisione segue il rifiuto da parte delle autorità pakistane di concedere all’organizzazione non governativa il documento “No Objection Certificate” (NOC), necessario per operare in alcune zone dell’area, rifiuto che MSF afferma è in grado di pregiudicare il prosieguo delle attività nel distretto di Kurram. L’organizzazione internazionale continuerà ad essere presente nel distretto di Bajaur, offrendo assistenza ambulatoriale, di emergenza e per la maternità e a fornire assistenza medica anche nelle province del Khyber Pakhtunkhwa, Sindh, e nel Belucistan. Il governo pakistano ha cominciato a restringere le attività di missioni straniere nelle FATA, comprese quelle delle ONG, fino dal 2011 e nel corso degli anni quasi tutte le organizzazioni non governative straniere operative nei c.d. distretti tribali sono state eliminate (fonte Medecins Sans Frontieres e BBC – per l’informazione vedi qui e qui). 

15 settembre: un sospetto drone statunitense ha colpito una casa uccidendo tre persone, nel distretto di Kurram – regione F.A.T.A (Federally Adiministered Tribal Areas). Secondo fonti provenienti dai talebani afghani l’attentato, avvenuto vicino al confine con l’Afghanistan, era diretto contro un membro del clero locale, che sarebbe stato affiliato al network militante di Haqqani, alleato dei talebani afghani (fonte Reuters, Radio Free Europe /Radio Liberty e Dawn – per l’informazione vedi qui, qui e qui). 

16 settembre: almeno 23 persone sono morte e oltre 40 sono rimaste ferite a causa di un’esplosione che ha colpito la moschea di un remoto villaggio del distretto Mohamand, a nord di Peshawar. Le fonti riportate sostengono che l’attentato, probabilmente rivolto contro alcuni anziani appartenenti ad una milizia anti-talebana, sia stato realizzato dalla fazione dei talebani pakistani, Jamat-ul-Ahrar (fonte BBC news e The New York Times – per l’informazione vedi qui e qui).

 

17 settembre: un’esplosione ha ucciso un amministratore del governo del distretto di Bajaur – regione delle F.A.T.A (Federally Administered Tribal Areas) e 6 poliziotti. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo dei talebani pakistani (Tehrik-e Taliban Pakistan). Nonostante l’esercito pakistano affermi di aver “ripulito” l’area di Bajaur dalla presenza dei militanti talebani o di altri gruppi estremisti, attacchi verso gli amministratori governativi o verso chi collabora con il governo centrale sono comuni (fonte Radio Free Europe /Radio Liberty e Al Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

Diritto e prassi

22 gennaio: il Ministero degli Interni del Regno Unito pubblica un nuovo “Country Policy and Information Note” sul Pakistan intitolato “Land disputes”. Il report sottolinea che le dispute sui terreni o sulle proprietà in Pakistan sono diffuse in tutto il Paese, spesso messe in atto da persone influenti, tra cui politici, feudatari, funzionari di governo o anche da una vera e propria “land mafia (mafia terriera) che agisce ricorrendo a forme di accaparramento delle terre o di esproprio illegale. Risulta, inoltre, che spesso i contendenti facciano ricorso ad altri strumenti (quali ad esempio accuse di blasfemia) per risolvere le dispute private in materia di proprietà e di terreni. Il sistema normativo in materia risulta molto ampio e dettagliato; tuttavia le fonti riportano che l’elevato livello di burocrazia è un forte ostacolo alla loro implementazione e che nella prassi è frequente il ricorso ai tribunali tradizionali (jirga) per la risoluzione di simili controversie. Inoltre, i tribunali ufficiali risultano oberati di casi ed impreparati ad affrontarli, favorendo il ricorso agli strumenti del diritto consuetudinario. Obiettivo di questo documento è quello di fornire dati precisi e aggiornati sul Paese di origine dei richiedenti di nazionalità pakistana al fine di supportare le autorità competenti del Regno Unito a decidere sull’attribuzione dell’asilo, della protezione umanitaria ovvero di altra forma di permesso (fonte UK Home Office – per l’informazione vedi qui).

31 gennaio: ufficiali pakistani dichiarano l’arresto ai domiciliari a Lahore per Hafiz Saeed, fondatore del gruppo militante Lashkar-e Taiba (LeT), legato all’attentato terroristico di Mumbai (India) del 2008 in cui morirono oltre 150 persone. Saeed, attualmente leader di Jamaat-Ud-Dawa, un’organizzazione benefica religiosa che secondo India e Stati Uniti rappresenta una “copertura” per il gruppo terroristico LeT, è inserito nelle liste di osservazione dei terroristi dell’ONU e del Pakistan ma ha ripetutamente negato il suo coinvolgimento nell’attentato di Mumbai (fonte BBC news e Al Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

9 marzo: il governo pakistano sta omettendo i richiami per riaprire in maniera permanente il confine con l’Afghanistan, sostenendo che gli attentati terroristici provenienti dal Paese continuano a danneggiare i cittadini pakistani e le forze di sicurezza. La decisione di chiudere i passaggi regolari lungo un confine di 2.600 chilometri era stata presa il mese scorso a seguito di una serie di attacchi suicidi avvenuti in Pakistan, bloccando il passaggio di persone e di merci. La riapertura è stata prevista solo temporaneamente per 48 ore nei giorni del 7 e dell’8 marzo (fonte VOA news – per l’informazione vedi qui).

5 aprile: il sito Irin pubblica un articolo di approfondimento sul nuovo piano di riforme elaborato dal governo pakistano per la regione semiautonoma delle c.d. FATA (Federally Administered Tribal Areas) che prevede l’impiego di un totale di dieci miliardi di dollari per la ricostruzione dell’area. Le FATA sono una regione controversa ai margini del territorio pakistano, teatro negli ultimi dieci anni di numerosi combattimenti e di un’operazione antiterroristica condotta dal governo pakistano (operazione Zarb-e-Azb), portata avanti con l’intento di eliminare la presenza dei gruppi militanti nei distretti al confine con l’Afghanistan. Il piano prevede, tra gli aspetti che Irin definisce più controversi, la fusione delle FATA nella regione confinante del Kyber Paktunkwa, piano non gradito al popolo Pashtun, etnia maggioritaria nell’area e favorevole piuttosto alla creazione di un “Pashtunistan” inclusivo anche di una parte del territorio afghano. Emerge inoltre il timore che questo piano faciliterà il fenomeno già dilagante della corruzione, vista l’elevata somma di denaro in gioco. Alcune delle riforme politiche e legali comprese nel piano attendono l’approvazione parlamentare per definire le modifiche costituzionali necessarie (fonte Irin News – per l’informazione vedi qui).

1-3 giugno: l’esercito pakistano dichiara di aver sventato un tentativo di militanti legati al gruppo terroristico Stato Islamico, mirante a stabilire una base nella regione sud occidentale del Belucistan. L’operazione, portata avanti per 3 giorni in un’area montuosa del distretto di Mastung, ha causato il ferimento di 5 soldati e la morte di 12 militanti appartenenti al gruppo Lashkar-e-Janghvi al-Alami (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

4 giugno: gli investigatori affermano che il linciaggio dello studente in giornalismo Mashal Khan, avvenuto lo scorso aprile all’università di Abdul ali Khan, nella città settentrionale di Mardan, è stato premeditato. L’accusa rivolta al giovane era di pubblicazione di “contenuto blasfemo” su social media. Secondo quanto riportato dal Joint Investigation Team, il linciaggio di Khan sarebbe stato organizzato un mese prima e non sussisterebbero prove del fatto che egli abbia commesso blasfemia. Il ragazzo faceva parte del gruppo Pakhtoon Students Federation (PSF), ala studentesca del partito politico “Awami National Party” (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

12 giugno: il Primo ministro Pakistano Nawaz Sharif è stato chiamato a comparire questa settimana di fronte ad un comitato anticorruzione con accuse che riguardano le sue aziende familiari all’estero e riciclaggio di denaro. Sarebbe la prima volta che un Primo Ministro pakistano in carica è chiamato a comparire di fronte ad un comitato investigativo. L’inchiesta va avanti dal 2016 (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

16 giugno: il National Directorate of Security (NDS), principale agenzia di intelligence afgana, ha formalmente chiesto al Pakistan di consegnare i 3 sospetti dell’attentato contro la residenza del governatore provinciale della città di Kandahar, avvenuto a gennaio. Secondo le indagini del NDS, responsabile dell’esplosione innescata è stato il cuoco afghano impiegato presso la residenza, cui due militanti talebani avrebbero promesso 30.000 dollari e una casa in Pakistan in caso di successo dell’attentato. I talebani hanno negato il loro coinvolgimento (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

16 luglio: l’esercito pakistano ha dichiarato il lancio di un’operazione contro il gruppo militante Stato Islamico (IS) nell’area nord occidentale del Paese, al confine con l’Afghanistan. L’operazione è stata nominata “Kyber 4” e si concentrerà sulla zona Rajgal Valley dell’Agenzia Kyber (una delle 7 agenzie tribali in cui si dividono la regione F.A.T.A). Nonostante in passato il governo pakistano abbia negato la presenza dell’IS nel Paese, la diffusione del gruppo nel vicino Afghanistan e la rivendicazione di diversi attacchi terroristici nel Paese nel corso degli ultimi due anni, ha allarmato Islamabad (fonte BBC – per l’informazione vedi qui).

28 luglio: sulla Rivista Terrorism Monitor del sito Jamestown Foundation viene pubblicato un articolo intitolato “Sanctioning Syed Salahuddin: Too Little, Too Late”. L’articolo commenta l’inclusione da parte del dipartimento di stato americano del nome di Mohammad Yusuf Shah (ovvero Syed Salahuddin) nella lista degli Terroristi Globali Specialmente Designati (SDGT). Salahuddin è leader di Hizbul Mujahidin (HM), il maggiore gruppo militante operativo nella valle del Kashmir pakistano, fondato dai servizi di intelligence del Pakistan (ISI) per promuovere la propria causa nella regione contesa con l’India; fino ad oggi il gruppo HM non era mai stato sottoposto dagli Stati Uniti a sanzioni in quanto organizzazione terroristica straniera. L’autore dell’approfondimento ritiene che l’impatto di questa scelta sanzionatoria tardiva da parte degli USA avrà soltanto effetti limitati dal momento in particolare che la capacità operativa del gruppo HM è legata principalmente ai finanziamenti provenienti dall’ISI che continueranno ad essere elargiti. D’altro lato, una simile decisione avrebbe, ad avviso dell’autore, l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra India e Stati Uniti da un punto di vista diplomatico, rappresentando un’indicazione di sostegno all’India nella lotta contro i gruppi terroristici pakistani anti-indiani (fonte Jamestown Foundation – per l’informazione vedi qui).

8 agosto: il governo pakistano ha annunciato che imporrà una nuova tassa alle organizzazioni no profit che spendono il 15% o più del loro budget per costi amministrativi, tassando tali costi del 10%. Questa decisione fa parte dell’attuale strategia di inasprimento dei controlli sulla società civile, che ha visto le ONG spogliate del loro ruolo benefico, accusate di promuovere la blasfemia e la pornografia e obbligate a procedimenti di registrazione labirintici. Il governo nega, affermando che questa nuova tassazione è finalizzata ad evitare lo spreco di fondi e a controllare che il denaro sia destinato realmente a scopi caritatevoli. I rappresentanti delle ONG si dicono preoccupati, poiché saranno forzati a tagliare il budget di molti progetti o addirittura chiuderli (fonte IRIN – per l’informazione vedi qui).

15 agosto: l’ex Primo Ministro Nawaz Sharif ha deciso di opporsi alla rimozione dal suo incarico, chiedendo una revisione del verdetto emesso dalla Corte Suprema per la mancata dichiarazione di alcuni redditi, nel c.d. scandalo dei Panama Papers. Sharif critica il verdetto come politicamente motivato (fonte Al-Jazeera e Dawn – per l’informazione vedi qui e qui).

20 agosto: la polizia ha arrestato un 18enne cristiano con l’accusa di blasfemia, per aver bruciato pagine del Corano. Il fatto sarebbe avvenuto il 12 agosto a Wazirabad, Punjab. Le leggi sulla blasfemia in Pakistan prevedono anche l’applicazione della pena di morte. Secondo Human Rights Watch nel 2016 sono stati arrestati 10 persone di religione musulmana e 5 di religione non musulmana con l’accusa di blasfemia (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui). 

31 agosto: un tribunale antiterrorismo in Pakistan ha emesso il verdetto dopo 9 anni di processo in relazione all’omicidio dell’allora Primo ministro Benazir Bhutto, uccisa in un attentato nel 2007, dichiarando l’ex presidente Pervez Musharaff formalmente latitante. La Corte, con sede a Rawalpindi, ha contestualmente condannato due ufficiali di polizia a 17 anni di prigione per negligenza e assolto i 5 imputati, militanti dei gruppi terroristici dei talebani e di Al Qaeda, che erano stati arrestati in seguito all’omicidio. Il tribunale ha inoltre disposto la confisca delle proprietà di Musharaff (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty, NY Times e Dawn – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

14 settembre: la Corte del distretto di Gujrat, nel Punjab, ha sentenziato la condanna a morte di un uomo cristiano per aver diffuso materiale anti islamico. Secondo Human Rights Watch (HRW) l’uso delle disposizioni sulla blasfemia per incarcerare o perseguire persone che fanno commenti sui social media è in crescita in Pakistan, dove la blasfemia è un reato penale e insulti rivolti contro il profeta Maometto sono punibili con la morte. Nonostante nessuna condanna sia ancora stata eseguita, HRW riporta che ad oggi 19 persone rimangono nel braccio della morte e che dal 1990, 60 persone sono state assassinate, semplicemente come conseguenza di un’accusa di blasfemia. Le fonti consultate rilevano che nella maggioranza dei casi tali accuse colpiscono le minoranze religiose, spesso vittime di dispute personali (fonte Human Rights Watch e Al Jazeera Asia – per l’informazione vedi qui e qui).

20 settembre: due giovani donne sono state uccise “nel nome dell’onore” nell’area Achar Kali a Peshawar, dal padre, che ha poi confessato il crimine alla polizia, dichiarando di provare vergogna per la condotta delle figlie. Human Rights Watch (HRW) afferma che in una cultura patriarcale come quella pakistana, dove la violenza domestica è dilagante, non è inusuale per un uomo uccidere una donna della propria famiglia a causa di una condotta considerata inaccettabile. Nella maggioranza dei casi le punizioni più gravi sulla base dell’onore sono stabilite dai consigli tribali e di villaggio, le c.d jirga. HRW rimarca che, nonostante nell’ottobre dello scorso anno sia stata approvata dal parlamento la c.d. Anti honour killing law, che prevede l’applicazione di pene più severe per il delitto d’onore, negli ultimi mesi si è registrato un aumento dei casi di honour killing, sui quali non ci sono dati ufficiali credibili, in quanto spesso questi crimini non vengono denunciati o sono fatti passare per morti naturali dai membri della famiglia (fonte Human Rights Watch e Dawn – per l’informazione vedi qui e qui)

Diritti umani e libertà fondamentali

3 gennaio: il figlio di Salman Taseer, un ex governatore del Punjab ucciso nel 2011 per aver espresso critiche nei confronti delle leggi sulla blasfemia pakistane, potrebbe essere accusato proprio sulla base dell’imputazione di blasfemia a causa di un video postato su internet che è stato giudicato “offensivo” dai gruppi religiosi. Fino ad oggi nessun imputato per blasfemia è stato giustiziato a morte, nondimeno si sono verificati casi di assassinio o di linciaggio di folla (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

4 gennaio: almeno 150 attivisti islamici sono stati arrestati durante una manifestazione in favore delle leggi sulla blasfemia a Lahore, in Punjab. Lo stesso giorno è coinciso con la commemorazione della morte di Salman Taseer, un governatore della provincia del Punjab ucciso perché supportava una donna cristiana accusata di blasfemia. (fonte Radio Free Europe Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

4-7 gennaio: Samar Abbas, l’attivista a capo dell’ong “The Civil Progressive Alliance”, è scomparso a Karachi. Insieme a lui altri 4 blogger risultano scomparsi in città differenti tra il 4 e il 7 gennaio: Salman Haider, professore universitario, Waqas Goraya, Asim Saeed e Ahmed Raza Naseer. Tutti loro rappresentano voci critiche contro l’establishment politico e religioso attraverso l’uso della rete. Nel momento stesso della loro scomparsa, il governo ha chiuso i loro blog, facendo intendere un coinvolgimento governativo nella vicenda. Il Ministro degli Interni ha affermato che il governo si impegnerà a fondo nelle indagini per il loro ritrovamento. Manifestazioni di protesta sono avvenute in tutto il Paese. I giornalisti e gli attivisti pakistani lavorano in un clima ostile, soprattutto dopo che è passata la nuova legge lo scorso agosto sulla criminalità online, la quale permette al governo di censurare i contenuti dei siti in maniera arbitraria. Il Pakistan è al 147° posto su 180 nella classifica del World Press Freedom index 2016. (fonte HRW, Reporters Without Borders, Radio Free Europe Radio Liberty, BBC – per l’informazione vedi qui, qui, qui e qui).

9 gennaio: una commissione medica ha affermato che la bambina di 10 anni impiegata come cameriera per un giudice pakistano, le cui condizioni di salute erano state denunciate il mese scorso, mostra segni di tortura. Gli attivisti per i diritti umani hanno denunciato il fatto che la legge sul lavoro pakistana ignora il problema degli abusi perpetrati sui bambini che lavorano sulle strade o nelle case di famiglie appartenenti alla classe media pakistana. Si stima che in Pakistan esistano 12 milioni di bambini lavoratori, molti dei quali sopravvivono in condizioni insicure o dure (fonte BBC news – per l’informazione vedi qui).

12 gennaio: Human Rights Watch (HRW) pubblica il report annuale globale (World Report, 2017) sulla situazione dei diritti umani. Per quanto riguarda il Pakistan emerge che nonostante siano diminuiti gli attacchi terroristici rispetto agli anni precedenti, rimane ancora alto il numero di persone uccise in episodi legati al conflitto. In particolare, le forze di polizia risultano non sempre pienamente osservanti dei diritti umani: i militari continuano ad implementare il Piano d’azione nazionale (NAP) contro il terrorismo, ma in alcuni casi questo avviene a discapito della popolazione civile che rimane coinvolta negli scontri. Per quanto riguarda la libertà di espressione, il governo ha tentato di mettere in silenzio le voci dissenzienti come le ong o i media. La legislazione in merito ai crimini sulla rete risulta vaga e poco chiara, ponendo nuovi limiti alla libertà di espressione e criminalizzando usi pacifici della rete. Le minoranze, quali donne, comunità LGBT e minoranze religiose, hanno subito violenti attacchi e persecuzioni durante l’anno e gli sforzi del governo di provvedere a dare loro una maggiore sicurezza si sono rivelati fallimentari. Le pressioni della polizia e gli abusi subiti, hanno costretto migliaia di afgani che vivevano in Pakistan a lasciare il Paese (fonte HRW – per l’informazione vedi qui).

12-13 gennaio: Reporters Sans Frontières (RSF) si rivolge al governo pakistano chiedendo investigazioni complete sulla scomparsa dei 5 blogger e attivisti avvenuta la scorsa settimana e sottolinea la necessità di prendere in considerazione diverse opzioni, compreso il fatto che gli attivisti possano essere stati rapiti da gruppi terroristici oppure da membri delle forze di sicurezza. Anche la Commissione per i diritti umani del Pakistan (NCHRP) ha intimato il governo ad attivarsi nella ricerca dei 5 uomini. Il governo pakistano risulta essere sotto pressione dal momento della sparizione dei blogger e il Parlamento ha chiesto un’investigazione sull’accaduto (fonte Radio Free Europe/Radio liberty e RSF – per l’informazione vedi qui e qui).

18 gennaio: Nella città di Lahore (Punjab, sud est del Pakistan) uno studente universitario ha dichiarato di essere stato rapito e poi malmenato da altri studenti (islamisti estremi) dell’università del Punjab, dopo aver “twittato” dichiarazioni in supporto di 5 blogger scomparsi la scorsa settimana. Gli studenti aggressori sarebbero appartenenti a una fazione studentesca del gruppo estremista “Jamaat-e-Islami”. L’università ha dichiarato che investigherà sull’accaduto. Il Pakistan è uno dei paesi più pericolosi al mondo per i reporter e gli attivisti per i diritti umani (fonte BBC – per l’informazione vedi qui).

19 gennaio: alcuni dimostranti religiosi estremisti sono intervenuti in un raduno che si teneva a Karachi in supporto di 5 attivisti liberali scomparsi all’inizio del mese. Gli aggressori, un centinaio di membri appartenenti ad un piccolo gruppo religioso (Tehreek Labaik Ya Rasool Allah), hanno attaccato i manifestanti lanciando pietre e inneggiando slogan per chiedere al governo di accusare i 5 attivisti con l’imputazione di blasfemia. La polizia è intervenuta per disperdere i dimostranti religiosi (fonte Radio Free Europe Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

25 gennaio: all’incirca una dozzina di ONG nella provincia del Punjab la scorsa settimana sono state raggiunte da lettere da parte delle autorità locali e provinciali che ne hanno ordinato la chiusura. Si tratta di un’ulteriore mossa nel giro di vite portato avanti dal governo pakistano contro le organizzazioni nazionali e internazionali nel corso degli ultimi due anni. Molte di queste ONG stanno preparando azioni legali di fronte alle corti pakistane (fonte IRIN news – per l’informazione vedi qui).

27 gennaio: l’organo regolatore dei media pakistano ha vietato la messa in onda in qualunque modo “in any manner” dell'”Amir Liaqat’s daily show,” un popolare show televisivo emesso sul canale “Bol TV”. Nel corso dello show televisivo, Liaqat ha accusato di blasfemia i 5 attivisti scomparsi agli inizi di gennaio rivolgendosi anche contro i loro sostenitori, come nemici dello stato che meritano la morte; l’organo regolatore ha ritenuto che simili dichiarazioni equivalgano ad un incitamento all’odio e alla violenza (“wilfully and repeatedly made statements and allegations which (are) tantamount to hate speech, derogatory remarks, incitement to violence against citizens and casting accusations of being anti-state and anti-Islam“) (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty, Reuters, The Guardian – per l’informazione vedi qui, qui e qui)

28 gennaio: Salman Haider, il professore pakistano e attivista per i diritti umani scomparso all’inizio del mese dalla capitale Islamabad è ritornato a casa, secondo quanto dichiarato dal fratello e dalla polizia, mentre gli altri 4 blogger scomparsi sarebbero ancora dispersi. Il rapimento non è stato rivendicato e il governo ha negato le accuse secondo cui ci sarebbe il coinvolgimento delle agenzie di intelligence pakistana (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty e BBC news – per l’informazione vedi qui e qui).

1 marzo: Human Rights Watch pubblica un report dal titotlo “Dreams turned into nightmares: Attacks on students, Teachers and Schools in Pakistan” sull’impatto del conflitto armato nel contesto educativo pakistano, affrontando i fenomeni degli attacchi terroristici ai danni di scuole e università nel Paese e dell’occupazione delle scuole da parte delle forze di sicurezza e dei gruppi politici. In mancanza di un sistema per la raccolta dei dati che riguardano attacchi a scuole ed università o il numero di feriti o morti che scaturiscono da questo tipo di attentati in Pakistan, HRW riporta che secondo le stime del “Global Terrorism Database” tra il 2007 e il 2015 si sono registrati 867 attacchi contro istituzioni educative che hanno provocato 392 morti e 72 feriti. Il report aggiunge che il sistema educativo nazionale pakistano deve fronteggiare diverse mancanze, tra cui uno scarso numero di infrastrutture, l’utilizzo di personale non specializzato, un accesso limitato in base al genere. Il sistema educativo risulta inoltre indebolito da diverse altre violazioni che includono attacchi fisici contro insegnanti e studenti, l’occupazione delle scuole ad opera della polizia e dell’esercito, minacce nei confronti di insegnanti, genitori e personale educativo (fonte Human Rights Watch – per l’informazione vedi qui). 

1 marzo: Amnesty International (AI) invita le autorità pakistane a prendere misure urgenti per proteggere giornalisti, bloggers, membri della società civile e attivisti umani dalle costanti minacce, intimidazioni e attacchi violenti che subiscono, nonostante il diritto di esercitare il loro lavoro sia protetto dalle leggi internazionali e dalla costituzione pakistana. AI si è espressa attraverso una lettera inviata al ministro dell’interno pakistano Nisar Ali Khan, in cui denuncia una campagna di diffamazione nei confronti delle voci dissenzienti che è in grado di mettere seriamente a rischio la loro sicurezza, ricordando il recente caso dei 5 bloggers e attivisti scomparsi lo scorso mese, episodio per il quale non è mai stata effettuata un’indagine volta a scoprire chi sia stato il reale mandante e altri casi simili motivati da accuse di blasfemia (fonte Amnesty International – per l’informazione vedi quiqui).

14 marzo: il Primo Ministro pakistano Nawaz Sharif ordina la rimozione immediata e il blocco di tutto il contenuto pubblicato in rete che possa essere considerato “blasfemo” nei confronti dell’Islam e l’avvio di azioni penali nei confronti dei responsabili. Sharif avrebbe anche dichiarato che la pubblicazione di contenuto blasfemo è un tentativo corrotto di giocare con le sensibilità della comunità musulmana (“The [posting of] blasphemous content on social media is an unclean attempt to play with the feelings of the Muslim Ummah [community]”). L’organismo regolatore delle telecomunicazioni pakistano attualmente ha bloccato centinaia di siti web tra cui anche quelli gestiti da dissidenti di etnia Beluci o siti contenenti materiale pornografico o altro materiale ritenuto blasfemo (fonte Al Jazeera – per l’informazione vedi qui).

16 marzo: il governo del Belucistan dispone di cancellare la registrazione di 3.250 organizzazioni non governative al termine di un procedimento di scrutinio e di un controllo della documentazione presentata dalle organizzazioni stesse, messo in atto dal governo provinciale sulla base del Piano d’Azione Nazionale (NAP), avviato nel gennaio 2015. Alle ONG si contesta di non aver presentato la documentazione necessaria per completare il procedimento di registrazione (fonte DAWN – per l’informazione vedi qui).

17 marzo: il Pakistan dichiara di aver domandato al social network Facebook di controllare gli account nel Paese per investigare sulla pubblicazione di contenuti blasfemi (“blasphemous content”) e il ministro degli interni pakistano ha aggiunto che il social media avrebbe inviato una delegazione per fare delle verifiche, benchè non risultino affermazioni pubbliche da parte di FB in proposito. La blasfemia è un tema particolarmente sensibile in Pakistan, dove simili accuse risultano spesso utilizzate contro le minoranze. Sia il primo ministro che il ministro degli interni pakistano hanno espresso la loro determinazione ad agire contro l’utilizzo di “contenuti blasfemi” sui social media (fonte BBC e Al Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

20 marzo: la camera bassa del Parlamento pakistano ha votato per il rinnovo del mandato delle corti militari e del loro potere di processare civili sospetti di “terrorismo” per altri due anni. Le corti, istituite all’interno del piano di azione nazionale (NAP) antiterrorismo nel 2015 e accusate da gruppi di difesa dei diritti umani di non rispettare i principi del giusto processo, dovevano essere temporanee, in vista di una riforma giudiziaria che non è mai stata discussa. L’emendamento costituzionale con il quale sono stati ristabiliti i tribunali militari, dovrà essere a breve discusso dalla Camera alta del Parlamento. Human Rights Watch (HRW) invita il governo pakistano a ritirare questa proposta che secondo la ONG continua a negare ai cittadini il diritto ad un processo giusto, imparziale ed indipendente, minando anche il ruolo delle corti civili (fonte Al-Jazeera e Human Rights Watch – per l’informazione vedi qui e qui). 

14 aprile: il Pakistan sta investigando in merito ad una dozzina di ONG accusate di promuovere la blasfemia e la pornografia attraverso strumenti mediatici. Secondo le dichiarazioni di un deputato della Commissione pakistana per i diritti umani queste indagini sono parte di una più ampia campagna da parte del governo volta a ridurre al silenzio la società civile e a reprimere il dissenso. Il governo pakistano utilizza da anni il sistema legale e normativo per fare pressione sulle organizzazioni non governative (fonte Irin news – per l’informazione vedi qui).

18 aprile: un gruppo di ONG pakistane pubblica un report di denuncia dei casi di tortura e di violazione alla Convenzione ONU contro la tortura commessi dal Pakistan. Dal report risulta che, nonostante il Paese abbia ratificato tale convenzione, poco è stato fatto negli ultimi quattro anni, a fronte anche della cancellazione della moratoria sulla pena di morte, continuando ad eseguire centinaia di condanne, anche nei confronti di prigionieri la cui confessione è stata ottenuta sotto tortura. La legislazione volta a criminalizzare gli atti di tortura è obsoleta, scarsamente implementata e continua ad ammettere il ricorso alle punizioni corporali e ad altre forme di violenza contro i bambini o contro le donne; le condizioni nelle carceri rimangono ostili, a causa del sovraffollamento, della possibilità di ricorrere all’isolamento e delle limitate possibilità di accesso ai trattamenti medici (fonte World Organization Against Torture – per l’informazione vedi qui).

10 maggio: milioni di pakistani hanno ricevuto sms di avviso da parte del governo, volti a mettere in guardia i cittadini dalla condivisione di contenuti blasfemi online. La fonte consultata riporta che i messaggi sono stati inviati dall’Autorità Pakistana per le Telecomunicazioni (TPA) con il seguente contenuto: “Uploading & sharing of blasphemous content on Internet is a punishable offense under the law. Such content should be reported on info@pta.gov.pk for legal action” (fonte Express Tribune – per l’informazione vedi qui).

12 maggio: il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura denuncia il ricorso diffuso alla tortura da parte della polizia, dell’esercito e delle agenzie di intelligence, come strumento utilizzato per ottenere le confessioni di persone in custodia. Secondo le risultanze delle indagini realizzate dal Comitato, il governo pakistano ha anche omesso di lanciare investigazioni in merito ai casi di tortura e sparizione forzata che sono avvenuti ai danni di alcuni bloggers pakistani nel gennaio di questo anno (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty, DAWN e The Guardian – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

22 maggio: l’Agenzia di Investigazione Federale (FIA), sotto le direttive del Ministro dell’interno Chaudhry Nisar Ali Khan ha dato avvio ad un giro di vite sulle critiche online rivolte contro l’esercito, mettendo sotto investigazione fino a 200 social account. Khan ha giustificato questo inasprimento, dichiarando che le forze di sicurezza devono essere protette. La fonte consultata riporta che l’esercito rimane una forza politica potente in Pakistan, anche sotto governi civili (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

26-16 maggio: HRW denuncia l’aumento della repressione contro il dissenso espresso tramite lo strumento di Internet, come dimostrano le ultime misure intraprese dal governo pakistano nel corso degli ultimi mesi, cui si aggiunge l’annuncio fatto dal Ministro dell’interno per l‘introduzione di nuove norme volte a restringere severamente la possibilità dell’anonimia online. Simili misure rappresentano minacce di censura, arresti arbitrari e violenze contro attivisti e membri delle minoranze religiose (fonte HRW – per l’informazione vedi qui e qui).

1 giugno: in occasione della 61° sessione del “United Nations Committee on Economic, Social and Cultural Rights”, Amnesty International (AI) richiama il Pakistan sul suo fallimento nell’implementare gli obblighi internazionali del Paese in materia di diritti economici, sociali e culturali. Secondo AI la situazione nel Paese rimane allarmante quanto al livello della popolazione che vive sotto la soglia minima di povertà e per ciò che riguarda gli indicatori del livello di educazione, dello stato della sanità e dei servizi. Scarsamente implementati rimangono inoltre i diritti di donne, minori, minoranze religiose, rifugiati e comunità LGBTI, nonostante l’adozione di provvedimenti legislativi appositi (fonte Amnesty International – per l’informazione vedi qui).

6 giugno: Reporters Sans Frontière (RSF) manifesta la sua opposizione contro le sanzioni imposte dalle autorità pakistane alla testata giornalistica “Dawn” e contro le misure disciplinari attribuite a due dei suoi giornalisti. La vicenda risale ad ottobre dello scorso anno, quando i giornalisti Zafar Abbas e Cyril Admeda, pubblicavano una storia denominata “Dawn Leaks”, in cui rendevano pubblici alcuni importanti dettagli relativi ad accordi tra il governo e l’esercito. RSF riporta inoltre che il governo pakistano ha manifestato l’intenzione di stabilire un “codice di condotta” per l’intero settore della stampa (fonte RSF – per l’informazione vedi qui).

9 giugno: il giornalista Rana Tanveer, specializzato in minoranze religiose, è stato investito deliberatamente da una macchina a Lahore. Tanveer è giornalista presso la testata pakistana in lingua inglese “Express Tribune”, spesso fautrice di denunce contro le violenze commesse ai danni di minoranze religiose. Due giorni prima di questa aggressione, Tanveer aveva ricevuto minacce direttamente a casa propria e si era rivolto alla polizia, senza che ne seguisse un’azione. Reporters Sans Frontière (RSF) riporta che il Pakistan continua ad essere uno dei Paesi più pericolosi per i giornalisti (fonte RSF – per l’informazione vedi qui).

10 giugno: una corte antiterrorismo pakistana ha condannato a morte un uomo sciita accusato di aver pubblicato un post su Facebook giudicato dalla corte stessa come blasfemo. La condanna è stata emessa dalla Corte di Bahawalpur, nel Punjab orientale e le accuse si riferiscono ad alcuni contenuti pubblicati nel 2016 e ritenuti dispregiativi nei confronti di leaders religiosi sunniti musulmani e delle mogli del Profeta Maometto (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

27 giugno: il Ministro degli interni del Regno Unito pubblica un nuovo documento “Country Policy and Information Note” sul Pakistan intitolato “Pakistan: Background information, including actors of protection, and internal relocation”. Il report fornisce un quadro generale storico-politico del Paese e analizza nel dettaglio: il sistema di polizia e delle forze di sicurezza; i diritti legali in caso di arresto e detenzione; gli abusi dei diritti umani commessi dalle forze di polizia; il fenomeno della corruzione, la libertà di movimento e i diritti legati a cittadinanza e nazionalità. Obiettivo di questo documento è quello di fornire dati precisi e aggiornati sul Paese di origine dei richiedenti di nazionalità pakistana al fine di supportare le autorità competenti del Regno Unito per decidere sull’attribuzione dell’asilo, della protezione umanitaria ovvero di altra forma di permesso (fonte UK Home Office – per l’informazione vedi qui).

27 giugno: una ragazzina di 12 anni è stata uccisa dalla famiglia nel villaggio Kadey del distretto tribale di Khyber, dopo che era scappata con un ragazzo. In seguito alla fuga, la ragazza era stata fermata dalle autorità di sicurezza e riconsegnata alla famiglia. Il movente dell’omicidio, di cui sono sospettati uno zio e un cugino, attualmente in detenzione insieme a due membri della famiglia del ragazzo, sarebbe stato l’onore offeso della famiglia (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

10 luglio: Amnesty International (AI) pubblica un report intitolato “Pakistan: Widespread Human Rights Violations Continue”. Nel rapporto AI evidenzia che il Pakistan ha realizzato solo limitati progressi in materia di diritti umani nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016, soprattutto per quanto riguarda le sparizioni forzate, gli attacchi contro giornalisti, l’impunità per coloro che attaccano i difensori dei diritti umani. Tra le principali problematiche che affliggono il Pakistan in materia di diritti umani, il documento sottolinea: l’applicazione della pena di morte, cui è stato fatto ricorso in maniera significativa, anche attraverso l’istituzione di corti militari apposite, il cui mandato è stato esteso di altri 2 anni nel marzo 2017; l’applicazione e l’abuso delle leggi sulla blasfemia vigenti in alcune norme del codice penale pakistano; le difficoltà di accesso alla giustizia per le donne, nonostante alcune iniziative legislative positive adottate per contrastare la violenza sulle donne (fonte Amnesty International – per l’informazione vedi qui).

12 luglio: la BBC pubblica un articolo di approfondimento in cui raccoglie le testimonianze di alcuni blogger e attivisti atei, in seguito ai recenti cambiamenti legislativi intervenuti sulla pubblicazione di contenuto “blasfemo” online in Pakistan. L’articolo afferma che essere ateo in Pakistan può rappresentare un pericolo per la propria vita, dopo che la nuova legge ha già ricevuto applicazione con la prima condanna a morte per la pubblicazione di contenuto online considerato blasfemo nel giugno di quest’anno. Anche se l’ateismo non è tecnicamente illegale in Pakistan, l’apostasia è considerata un reato suscettibile di determinare l’applicazione della pena capitale (fonte BBC – per l’informazione vedi qui). 

26 luglio: circa 20 persone sono state arrestate a Multan – nella provincia del Punjab – per aver ordinato lo stupro di una adolescente, come vendetta per l’atto di stupro che sarebbe stato commesso dal fratello della stessa. Le due famiglie sembrerebbero imparentate e i membri maschi di entrambe le famiglie avrebbero preso parte alla decisione del consiglio locale che ha ordinato lo stupro come punizione (fonte BBC news e DAWN – per l’informazione vedi qui e qui).

30 agosto: uomini armati di pistola hanno sparato ad un transgender a Karachi, dopo aver fatto fuoco e lanciato uova contro un gruppo di trans. Nonostante il Paese abbia riconosciuto il terzo genere per i transgender, permettendo loro di scriverlo anche sui propri documenti, la comunità trans rimane ancora discriminata, spesso ridotta alla mendicità e alla prostituzione e soggetta a violenze ed estorsioni (fonte Radio Free Europe/Radio Liberty – per l’informazione vedi qui).

11-12 settembre: rimarcando le terribili violenze che sono in corso in Birmania contro i musulmani di etnia Rohingya, il parlamento pakistano ha invitato il governo a dare maggiore rilevanza alla questione e a porla nell’agenda internazionale. Ad oggi in Pakistan vivono ufficialmente 55.000 Rohingya, la maggior parte nel quartiere di Arkanabad, a Karachi. Le famiglie di etnia Rohingya, che secondo quanto riportato da Human Rights Watch (HRW) comprenderebbero circa 300.000 persone, sono arrivate a Karachi – capitale della provincia di Sindh – dopo l’instaurazione in Birmania di un forte regime repressivo nel 1962. HRW denuncia che a più di cinquant’anni di distanza dal loro arrivo in Pakistan, i Rohingya non possono ancora ottenere la cittadinanza pakistana e coloro giunti nel Paese dopo la guerra civile del 1971 non possono ricevere i documenti di identità. HRW sottolinea che questa condizione rende le persone di etnia Rohingya effettivamente “apolidi” e prive di uno status legale definito (fonte Dawn, Human Rights Watch e CNN – per l’informazione vedi qui, qui e qui). 

12 settembre: una coppia di teenager che avevano cercato di fuggire insieme è stata uccisa probabilmente con scariche elettriche dalla famiglia, su ordine del tribunale tribale o jirga, in un c.d. delitto d’onore (honour killing). La polizia ha arrestato i padri e due zii dei ragazzi e sta cercando una trentina di membri del consiglio tribale che sono ancora in fuga. I gruppi per i diritti umani affermano che il fenomeno dell’honour killing è in crescita nel Paese e che le donne sono le più colpite, poiché non è permesso loro instaurare una relazione o contrarre matrimonio senza l’approvazione familiare (fonte Radio Free Europe /Radio Liberty e BBC – per l’informazione vedi qui e qui).

28 settembre: il gruppo per i diritti umani Human Rights Commission of Pakistan (HRCP) chiede il rilascio di Mesut Kacmaz, ex direttore turco della catena di scuole private PakTurk, rapito nella sua abitazione a Lahore da oltre 20 persone armate insieme alle 2 figlie. Nel novembre 2016 dozzine di insegnanti turchi collegati all’istituto PakTurk sono stati deportati, in seguito alla visita del presidente Erdogan nel Paese e alle dichiarazioni delle autorità turche, secondo cui l’istituto è collegato a Fethullah Gulen, un ecclesiastico filo-statunitense che sarebbe accusato di aver contribuito al colpo di stato turco del luglio 2016 (fonte HRCP e Radio Free Europe /Radio Liberty – per l’informazione vedi qui e qui).

Situazione umanitaria 

15 marzo: almeno 5 bambini sono morti a causa di malnutrizione e malattie presso l’ospedale civile “Mithi” nella regione meridionale di Sindh, portando a 64 il numero di bambini morti quest’anno nel deserto del Thar. Dall’inizio dell’anno, secondo le testimonianze di un ufficiale del distretto sanitario di Mithi, 11.000 bambini malati sarebbero stati portati in 6 strutture sanitarie del distretto (fonte DAWN – per l’informazione vedi qui).

19 marzo: una campagna di vaccinazione antipolio della durata di 3 giorni sarà attivata in 29 distretti del Belucistan per garantire la vaccinazione di ogni bambino, dichiara Syed Fasal Ahmed, coordinatore del Centro Operativo di Emergenza (EOC) pakistano. Questa campagna di vaccinazione non riguarderà il distretto di Ziarat, dove dovrebbe essere avviata per la fine del mese ed è stata pianificata per raggiungere oltre 2 milioni di bambini sotto i cinque anni. Ahmed ha aggiunto che in passato alcuni villaggi e cittadine della provincia avevano rifiutato il trattamento, ma che questo tipo di atteggiamento è diminuito nel tempo (fonte DAWN per l’informazione vedi qui).

3 aprile: il Pakistan ha ripreso il rimpatrio forzato di rifugiati afghani mandando indietro attraverso il passo di Torkham circa 1.200 persone. Negli ultimi anni le relazioni tra i due Paesi si sono significativamente deteriorate, con reciproci scambi di accusa per gli attacchi terroristici messi in atto dalle due parti del confine. Il governo pakistano ha assunto la decisione di chiudere tutti i passi al confine con l’Afghanistan in seguito ad un attentato che nel febbraio di quest’anno ha lasciato morte 130 persone e sta pianificando la costruzione di un recinto lungo i 2.500 km di confine (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

4 aprile: 7 bambini sono morti nel deserto del Thar per malattie trasmesse via acqua e per la malnutrizione, facendo salire ad 89 il numero di bambini morti negli ultimi 3 mesi. Secondo quanto riportato dalla fonte consultata, i genitori lamentano una carenza di strutture e una tendenza all’indifferenza da parte dei medici e del personale sanitario. Il problema della denutrizione e della cattiva salute materna continua a rappresentare una sfida evidente per il settore sanitario pakistano. Secondo le dichiarazioni dell’ufficiale sanitario del distretto di Mithi, la situazione sanitaria generale è da considerarsi allarmante nell’area del deserto del Thar a causa dell’aumento delle temperature e della carenza di acqua potabile (fonte DAWN news – per l’informazione vedi qui).

13 maggio: migliaia di pakistani pashtun sfollati nel nord ovest del Paese e provenienti dal villaggio di Dande Darpakhel – Nord Waziristan – domandano al governo pakistano di assicurare il loro ritorno a casa prima dell’inizio del periodo santo del Ramadan. Nella regione, che per anni è servita da centro di addestramento per i talebani e per i miliziani legati al gruppo “Haqqani network”, sono oltre 1 milione le persone sfollate a causa delle operazioni militari messe in atto dall’esercito pakistano contro i gruppi militanti. Gli sfollati provenienti da Dande Darpakhel, circa 2.400 famiglie, lamentano le condizioni di vita all’interno dei centri di accoglienza temporanei, dove le strutture sono inadeguate e scarseggiano anche i servizi di base (fonte VOA – per l’informazione vedi qui).

23 maggio: OXFAM denuncia che migliaia di persone in Pakistan sono a rischio a causa delle conseguenze derivanti dal cambiamento climatico. Il distretto di Badin nella provincia di Sindh è uno dei maggiormente colpiti, a causa dell’avanzamento del mare, che sta avvenendo ai danni delle comunità costiere. Secondo l’analisi del report a Badin le conseguenze delle inondazioni sono particolarmente gravi, per i danni ingenti provocati alle terre inondate, che hanno causato la riduzione della superficie per la produzione agricola, danneggiando nel contempo la prima fonte di reddito dell’area, legata alle attività di pesca (fonte OXFAM – per l’informazione vedi qui).