SOMALIA

Gennaio-Settembre 2017

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Situazione politica e stato di sicurezza – Diritto e prassi – Diritti umani e libertà fondamentali – Situazione umanitaria

Situazione politica e stato di sicurezza

8 marzo: il Danish Refugee Council (DRC) pubblica un report dal titolo “Security Situation, al Shabaab presence, and Target Groups” sulla situazione di sicurezza in Somalia e sulla presenza del gruppo terroristico al Shabab nelle aree meridionali e centrali del Paese. Brevemente, tra gli aspetti più importanti affrontati dal report emerge che: la situazione di sicurezza è caratterizzata dal conflitto armato tra l’esercito nazionale somalo (SNA), la Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) e forze alleate, da un lato, e il gruppo Al Shabab dall’altro; l’AMISOM detiene un certo grado di controllo militare sulla maggioranza dei centri urbani, laddove il gruppo terroristico al Shabab controlla o detiene influenza nella maggior parte delle aree rurali, oltre ad avere una presenza nascosta nei centri urbani; resta difficile delineare una precisa demarcazione nel possedimento delle aree, laddove esistono anche zone di controllo misto. Gli obiettivi maggiori del gruppo terroristico sono ufficiali dello Stato federale, politici di alto rango, leader che supportano il governo federale, AMISOM e SNA (fonte DRC – per l’informazione vedi qui).

 

10 marzo: Jamestown Foundation (JF) pubblica un articolo di approfondimento intitolato “Al-Shabaab: Why Somalia’s al-Qaeda Affiliate Wants Puntland”. L’articolo si focalizza su Al-Shabaab, il gruppo terroristico salafista dominante in Somalia e affiliato ad Al Qaeda, con particolare riguardo alle ragioni che giustificano le sue mire espansionistiche sulla regione del Puntland. Dal report emerge che, in contrasto con le varie previsioni di un indebolimento del gruppo Al-Shabab in Somalia, la sua presenza risulta aumentata in diverse regioni del Paese, soprattutto nella regione del Puntland. JF individua 3 ragioni fondamentali che giustificano la rinnovata attenzione di Al Shabab nei confronti della regione: la condizione di debolezza del governo in quell’area, unita alla situazione devastante di siccità; la posizione strategica della regione, situata tra il lago Aden e lo Yemen e quindi l’intenzione di ottenere un accesso diretto al mare che permetterà di rinforzare i legami con le reti di al-Qaeda in Yemen; la volontà di condurre una forte azione di contrasto al tentativo del gruppo terroristico ISIS di imporsi sulla regione (fonte Jamestown Foundation – per l’informazione vedi qui).

 

13 marzo: due macchine bomba sono esplose a distanza di qualche ora nella capitale somala, Mogadisho; un primo veicolo è esploso dopo aver omesso di fermarsi ad un checkpoint, provocando la morte dell’autista e almeno 2 feriti. Qualche ora più tardi un altro veicolo è esploso nei pressi di un hotel molto frequentato nella via Maka-al-Mukarama, spesso utilizzata da ufficiali di governo e uomini d’affari, uccidendo almeno 13 persone e ferendone oltre 14. Il gruppo militante islamista Al Shabab avrebbe rivendicato i due attentati (fonte Al-Jazeera, Reuters e VOA news – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

 

5 aprile: un’auto bomba è esplosa nelle vicinanze dei Ministeri degli interni e della gioventù a Mogadiscio causando la morte di 7 persone e il ferimento di altre 8. L’attentato, il quarto nelle ultime settimane, non è stato rivendicato (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

6 aprile: 19 passeggeri di un minibus sono rimasti uccisi nell’esplosione di una mina vicino al villaggio di Golweyn nella regione meridionale della Bassa Shabelle, 120 km circa a sud di Mogadiscio. L’esplosione è avvenuta poche ore dopo l’annuncio del lancio di una nuova offensiva contro Al-Shabaab da parte del neo presidente Mohamed Abdullahi Mohamed (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

7 aprile: Jamestown Foundation (JF) pubblica un articolo sugli aiuti umanitari in cibo distribuiti alla popolazione somala dal gruppo armato Al-Shabaab. L’origine delle derrate alimentari è dubbia: secondo quanto riporta l’articolo, queste potrebbero provenire dai sostenitori internazionali dell’organizzazione terroristica, così come essere il risultato del saccheggio di convogli umanitari che, secondo alcune fonti, Al-Shabaab compirebbe da tempo. La strategia dietro tale azione appare, invece, più certa ed è ricondotta dall’articolo a semplici fini propagandistici: Al-Shabaab avrebbe, infatti, necessità di conquistare e mantenere il sostegno della popolazione locale, soprattutto in quelle aree rurali in cui il gruppo è stato costretto a ritirarsi a seguito dell’azione dell’AMISOM, la missione dell’Unione Africana in Somalia (fonte JF – per l’informazione vedere qui).

 

9 aprile: almeno 15 persone, tra civili e militari, sono rimaste uccise a seguito dall’esplosione di una bomba avvenuta nei pressi del Ministero della difesa nella capitale somala Mogadiscio. È invece rimasto illeso il bersaglio principale dell’attentato rivendicato dal gruppo armato Al-Shabaab, il nuovo comandante delle forze militari Generale Mohamed Ahmed Jimale (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

10 aprile: un attentatore suicida appartenente al gruppo armato Al-Shabaab con indosso un’uniforme dell’esercito si è fatto esplodere in un campo di addestramento militare a Mogadiscio provocando la morte di almeno 9 soldati (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

23 aprile: 6 soldati sono rimasti uccisi e altri 8 feriti nell’esplosione di una bomba provocata dal passaggio di un veicolo militare a Bosasso nella regione semiautonoma del Puntland. Il gruppo terroristico Al-Shabaab, legato ad Al Qaeda, ha rivendicato l’attacco (fonte Reuteurs – per l’informazione vedi qui).

 

27 aprile: miliziani di Al-Shabaab hanno ucciso a colpi di arma da fuoco un ufficiale dell’intelligence nazionale davanti alla sua abitazione nella capitale somala. L’ufficiale era coinvolto nella conduzione di operazioni di sicurezza contro il gruppo terroristico (fonte Reuteurs –– per l’informazione vedi qui).

 

3 maggio: le forze di sicurezza somale hanno ucciso Abas Abdullahi Sheikh, Ministro dei lavori pubblici, sparando contro il veicolo che lo trasportava. Secondo quanto dichiarato dalle autorità, l’uccisione sarebbe avvenuta “per errore”, quando le forze di pattuglia nei pressi di un checkpoint vicino al palazzo presidenziale di Mogadiscio, si sono imbattute in un veicolo fermo lungo la strada e, credendo fosse guidato da militanti, hanno aperto il fuoco (fonte BBC News, Reuters e Al Jazeera – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

 

5 maggio: un soldato dell’esercito americano è rimasto ucciso ed altri 2 sono stati feriti nel corso di operazioni condotte contro il gruppo armato al-Shabaab vicino a Mogadiscio. L’esercito americano si trovava in missione di “consulenza e supporto” dell’esercito nazionale somalo, nel quadro di una più ampia azione di contrasto ad al-Qaeda nel Corno d’Africa che il presidente americano Donald Trump ha recentemente deciso di rafforzare (fonte BBC News e Al Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

 

8 maggio: l’esplosione di un’auto bomba nel pieno centro di Mogadiscio, vicino alla Direzione dell’immigrazione, ha provocato la morte di 5 persone e causato 20 feriti. Il gruppo terroristico al Shabab ha rivendicato l’attentato (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

8 maggio: 3 soldati somali sono rimasti uccisi nell’esplosione di una bomba posta dal gruppo terroristico Al-Shabaab nella città di Shalanbood Bassa Shabelle circa 90 km a nord della capitale (fonte Reuters – per l’informazione vedere qui).

 

11 maggio: nel corso di una conferenza tenutasi a Londra e presieduta congiuntamente da Nazioni Unite, Regno Unito, Repubblica Federale di Somalia e Unione Africana, sono state discusse le questioni più urgenti del Paese quali la sicurezza nazionale, la ripresa economica, la siccità e la carestia. A conclusione dei lavori, i rappresentanti di più di 40 tra Paesi ed organizzazioni internazionali hanno adottato due documenti: la New Partnership for Somalia che delinea le relazioni tra la Somalia e la comunità internazionale per i prossimi 4 anni e il Security Pact che stabilisce il quadro delle istituzioni dedicate alla sicurezza nazionale (fonte Institute for Security Studies – per l’informazione vedere qui).

 

17 maggio: 3 soldati sono morti mentre cercavano di disinnescare un’auto bomba nella capitale. Il gruppo armato Al-Shabaab ha rivendicato l’atto (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

23 maggio: un attentatore suicida si è fatto esplodere ad un posto di controllo della polizia nella regione settentrionale del Puntland uccidendo 5 persone, incluso un poliziotto e ferendone altre 12. Il gruppo armato Al-Shabaab ha negato di essere responsabile dell’attacco (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

23 maggio: il gruppo armato al-Shabaab ha attaccato 14 villaggi nel sud della Somalia, vicino alla cittadina di Murri, a circa 50 km dalla capitale Mogadisho, nel tentativo di fermare un’offensiva pianificata dal governo somalo. Gli attentatori, circa 10-12 militanti, hanno incendiato case, sequestrato civili e rubato del bestiame (fonte Voice of America – per l’informazione vedi qui).

 

24 maggio: L’esplosione di una bomba ha causato 8 morti e 15 feriti a Mogadiscio. Tra i morti anche un militante del gruppo terroristico al-Shabaab, legato ad al-Qaeda, che ha rivendicato l’attentato (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

31 maggio: l’International Refugee Rights Initiative (IRRI) pubblica un report volto ad indagare le principali criticità d’azione dell’AMISOM, la missione dell’Unione Africana in Somalia, secondo il punto di vista dei civili somali. Basato su 64 interviste, il rapporto mostra il sostanziale malcontento della popolazione nei confronti dell’operato dell’AMISOM, in particolare per quanto riguarda la sua scarsa capacità di proteggere i civili dagli attacchi di al-Shabaab ed altri gruppi armati. Laddove alcuni degli intervistati hanno riconosciuto i risultati positivi raggiunti dalla missione e il difficile contesto in cui la stessa ha dovuto operare, altri hanno dichiarato di non comprendere il mandato stesso della missione e molti hanno riferito di abusi commessi dalle forze dell’AMISOM quali violenze sessuali, detenzioni arbitrarie e discriminazioni nei confronti dei somali che lavorano per la missione (fonte IRRI – per l’informazione vedi qui).

 

5 giugno: Una bomba esplosa in una stazione di polizia nella città portuale di Kismayu sud del Paeseha provocato almeno un morto e numerosi feriti. I numeri diffusi dal gruppo islamista Al-Shabaab, che ha rivendicato l’attentato, parlano invece di 4 poliziotti uccisi ed altri 27 feriti (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

8 giugno: un attacco del gruppo armato al-Shabaab diretto contro la base militare di Af Urur, nella regione semi autonoma del Puntland, ha provocato decine di vittime tra civili, militanti islamisti e forze di sicurezza. L’attentato è avvenuto pochi giorni dopo la condanna a morte di 5 militanti di al-Shabaab decisa dalle autorità della stessa regione del Puntland (fonte Reuters e The Guardian – per l’informazione vedi qui e qui).

 

9 giugno: una decina di persone sono morte durante gli scontri scoppiati nella città di Baidoa sud della Somalia tra due gruppi dell’esercito, nel corso della distribuzione di aiuti alimentari alla popolazione sfollata in fuga dalla siccità dello scorso anno (fonte Reuters e Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

 

11 giugno: l’esercito degli Stati Uniti, con il supporto delle forze speciali somale e in coordinamento con i partner regionali, ha eseguito un attacco aereo contro uno dei principali campi di addestramento e posti di comando di Al-Shabaab nella città di Sakow sud della Somalia. Secondo i dati diffusi dal Pentagono, 8 militanti islamisti sarebbero rimasti uccisi nell’attacco (fonte Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

14 giugno: almeno 31 persone sono morte in seguito ad un attentato suicida condotto dai militanti di Al-Shabaab nella capitale somala. L’attacco ha colpito l’Hotel Posh di Mogadiscio, frequentato anche da stranieri e il ristorante adiacente, dove circa 20 persone sono rimaste in ostaggio. L’intervento delle forze di sicurezza somale, durato tutta la notte, ha portato alla liberazione degli ostaggi e all’uccisione dei 5 attentatori (fonte Al Jazeera, NY Times e Reuters – per l’informazione vedi qui, qui e qui).

 

20 giugno: Almeno 15 persone sono morte nell’esplosione di un’auto bomba fatta detonare da un militante di Al-Shabaab che era alla guida dello stesso veicolo. L’attentato è avvenuto a Mogadiscio, nei quartier generali del distretto Wadjir e ha fatto vittime soprattutto tra la popolazione civile (fonte Al Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

22 giugno: un’auto bomba è esplosa fuori da una stazione di polizia in una frequentata via della capitale, Mogadiscio. Sette persone hanno perso la vita, compreso l’attentatore suicida alla guida del veicolo esploso ed altre 12 sono rimaste ferite. Il gruppo terroristico Al-Shabaab ha rivendicato l’attentato (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

2 luglio: 2 persone sono morte ed altre 6 sono rimaste ferite nell’esplosione di una bomba nel distretto di Elasha, a nord di Mogadiscio. L’attentato non è stato rivendicato (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

7 luglio: il Ministero degli Interni britannico pubblica un nuovo documento “Country Policy and Information Note” sulla minaccia del gruppo armato al-Shabaab nella Somalia centro-meridionale, dal titolo “Somalia (South and Central): Fear of Al Shabaab”. Il documento riferisce della persistente capacità di al-Shabaab nel condurre attacchi contro obiettivi strategici, soprattutto nella capitala somala. Sebbene funzionari governativi, forze di sicurezza nazionale e le truppe della Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) siano i principali obiettivi degli attacchi, numerose sono le vittime anche tra i civili. Si segnala, inoltre, che al-Shabaab continua a reclutare minori, costringendoli a partecipare alle ostilità, impiegandoli anche in attacchi suicidi. Obiettivo di questo documento è quello di fornire dati precisi e aggiornati sul Paese di origine dei richiedenti di nazionalità somala al fine di supportare le autorità competenti del Regno Unito per decidere sull’attribuzione dell’asilo, della protezione umanitaria ovvero di altra forma di permesso (fonte UK Home Office – per l’informazione vedi qui).

 

19 luglio: il dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblica lo studio annuale sul terrorismo (Country Report on Terrorism 2016 – Somalia). Per quanto riguarda la Somalia, il rapporto rileva come, nonostante gli sforzi della Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) e gli attacchi dell’esercito americano, il gruppo islamista al-Shabaab sia stato in grado di colpire obiettivi importanti nel corso del 2016. Tentativi di stabilire una sezione locale dell’ISIS, sebbene non riusciti, sono stati registrati e gli sforzi delle autorità di sicurezza a livello federale, regionale e locale per prevenire gli attacchi di al-Shabaab, si sono rivelati ancora insufficienti. Sebbene una legge per contrastare il finanziamento di attività terroristiche ed una contro il riciclaggio di denaro siano state approvate nel 2015, il Paese non si è ancora dotato di una legge antiterrorismo (fonte US Department of State – per l’informazione vedi qui).

 

23 luglio: una bomba collocata dai militanti del gruppo armato al-Shabaab lungo una strada vicino Baidoa, nel sud-ovest della Somalia, è esplosa al passaggio di un convoglio militare, provocando almeno 4 vittime e numerosi feriti tra i soldati (fonte Al Jazeera – per l’informazione vedi qui).

 

28 luglio: la Jamestown Foundation (JF) pubblica un articolo sull’aumento, negli ultimi 12 mesi, degli attacchi del gruppo armato al-Shabaab in Somalia, nella regione semi-autonoma del Puntland e nel sud-est del Kenya. Il ritiro di un consistente numero di forze dell’esercito etiope, l’annunciata riduzione della Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) e la debolezza dell’esercito somalo sono menzionati quali fattori all’origine dell’aumento degli attacchi di al-Shabaab. I motivi determinanti alla base della rinnovata minaccia del gruppo terroristico negli ultimi sei anni, sarebbero, ad avviso dell’autore: lo sviluppo del suo apparato di intelligence, la capacità di garantire un certo livello di sicurezza e uno svolgimento regolare delle attività nelle zone sotto il suo controllo, ma anche l’abilità nell’imporre il terrore sulle popolazioni locali (fonte The Jamestown Foundation – per l’informazione vedi qui).

 

30 luglio: almeno 18 soldati ugandesi appartenenti alla Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) sono rimasti uccisi nell’esplosione di un ordigno collocato dal gruppo armato al-Shabaab allo scopo di colpire un convoglio di 24 veicoli che trasportava rifornimenti nella regione della Bassa Shabelle, a sud di Mogadiscio. L’attacco è avvenuto un giorno dopo l’annuncio del graduale trasferimento del controllo della sicurezza in Somalia dall’AMISOM all’esercito somalo (fonte Voice of America – per l’informazione vedi qui).

 

30 luglio: almeno 6 civili sono rimasti uccisi ed altri 20 feriti nell’esplosione di un’auto bomba in una via trafficata della capitale Mogadiscio, vicino alla stazione di polizia del distretto Wahaberi. L’attentato, che ha provocato una maggioranza di vittime civili, non è stato rivendicato (fonte Al Jazeera e Reuters – per l’informazione vedi qui e qui).

 

4 agosto: il gruppo islamista Al Shabaab ha assunto il controllo della città di Leegosud del Paese – circa 130 km a nordovest della capitale. Le fonti riportano che qualche minuto prima dell’ingresso dei militanti di Al Shabaab, le forze della Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) e le forze militari somale, si sono ritirate dalla città (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

4 agosto: nel corso di due diversi attentati, sono morte almeno 4 persone nella capitale somala Mogadiscio: il governatore della regione di Galgadud, nella Somalia centrale, e suo fratello sono stati uccisi da militanti di Al-Shabaab che hanno aperto il fuoco contro di loro a Mogadiscio. Meno di 3 ora prima di questo agguato, un’auto bomba è esplosa nel centro della capitale, uccidendo una donna e ferendo un uomo. L’auto era stata parcheggiata accanto ad un ospedale, in una via molto frequentata del centro dove si trovano numerosi hotel. Quest’ultimo attentato non è stato rivendicato (fonte Voice of America  e Reuters – per l’informazione vedi quiqui).

 

11 agosto: un attentatore suicida appartenente al gruppo terroristico Al-Shabaab si è fatto esplodere di fronte a una moschea nel centro di Mogadiscio, uccidendo un soldato dell’esercito somalo. Obiettivo dell’attentatore era un ufficiale del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che si trovava all’interno della moschea (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

13 agosto: Abu Mansoor Mukhtar Robow, ex-comandante del gruppo armato Al-Shabaab, si è arreso alle forze governative. Trattative per la sua resa erano in corso già da tempo, dopo che nel 2013 Robow aveva lasciato il gruppo terrorista per dissensi con la leadership, che da allora ha più volte tentato di eliminarlo. Queste trattative sarebbero anche all’origine della rimozione di Robow dalla lista dei sostenitori del terrorismo stilata dagli Stati Uniti, che due mesi prima avevano anche ritirato la ricompensa di 5 milioni di dollari prevista per le informazioni che avrebbero portato alla sua cattura (fonte Reuters e The New York Times – per l’informazione vedi qui e qui).

 

16-17 agosto: 7 militanti del gruppo islamista Al-Shabaab sono rimasti uccisi nel corso di tre attacchi aerei, condotti circa 300 km a sud-ovest di Mogadiscio dall’esercito americano in collaborazione con quello somalo (fonte Reuters e VOA news – per l’informazione vedi qui e qui).

 

25 agosto: almeno 10 civili, tra cui 3 bambini, sono morti in un raid condotto dalle forze di sicurezza somale e da truppe dell’esercito americano nel villaggio di Bariire – regione della Bassa Shabelle. Fonti dell’esercito somalo hanno reso noto che obiettivo dell’azione era un gruppo di militanti di Al-Shabaab, mentre il comando dell’esercito americano in Africa (AFRICOM) ha confermato di aver preso parte all’azione e ha dichiarato che sono in corso indagini sulla presenza di civili tra le vittime (fonte Reuters e Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

 

30 agosto: con l’adozione della risoluzione 2372 (2017), il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso il mandato della Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) fino al 31 maggio 2018 e ha approvato una riduzione delle unità della stessa Missione. La risoluzione si inserisce nella strategia di graduale trasferimento del controllo dell’intero territorio del Paese dall’AMISOM alle forze di sicurezza somale (fonte Nazioni Unite – per l’informazione vedi qui).

 

1 settembre: un attentato bomba del gruppo armato Al-Shabab ha provocato la morte di 12 persone, tra cui 5 soldati, nella città di Af -Urur – regione del Puntland. Af Urur si trova vicino alle colline Galgala, un’area controllata dal gruppo islamista (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

3 settembre: i militanti di Al-Shabaab hanno condotto un attacco contro una base militare vicina alla città portuale di Kismayu, nella Somalia meridionale. Nella base operano congiuntamente l’esercito nazionale somalo e forze di sicurezza della regione semi-autonoma del Jubbaland, nel sud della Somalia. Secondo Al-Shabaab, 26 soldati sarebbero rimasti uccisi nell’attacco (fonte Al-Jazeera e Reuters – per l’informazione vedi qui e qui).

 

8 settembre: un attentatore suicida ha ucciso almeno 4 civili e ne ha feriti altri 3 facendosi esplodere in un piccolo ristorante nella città di Baidoa. È la terza volta in 3 anni che lo stesso ristorante è teatro di attentati esplosivi (fonte Voice of America – per l’informazione vedi qui).

 

10 settembre: almeno 6 persone sono rimaste uccise ed altre 13 sono state ferite nell’esplosione detonata da un attentatore suicida in una sala da tè nel villaggio di Beledweyne, nella Somalia centrale. L’attentato è avvenuto nelle vicinanze del quartier generale dell’amministrazione regionale di Hiran, di cui Beledweyne è capitale. Al-Shabaab ha rivendicato l’azione (fonte Voice of America e Al-Jazeera – per l’informazione vedi qui e qui).

 

11 settembre: Al-Shabaab ha condotto un attacco contro una base militare e una stazione di polizia nel villaggio di Beled Hawa, vicino al confine con il Kenya. Secondo i dati diffusi dalla stessa organizzazione terroristica, 30 soldati sarebbero rimasti uccisi. Dozzine di civili, invece, sono rimasti feriti. Nell’arco della giornata il governo somalo ha ripreso il controllo della città (fonte BBC news e Reuters – per l’informazione vedi qui e qui).

 

16 settembre: a seguito di scontri tra l’esercito e la polizia appoggiata dalle forze di intelligence, 9 persone sono rimaste uccise nella capitale somala. Non sono chiare le circostanze in cui si è verificato l’episodio, che secondo la fonte riportata da Reuters, sarebbe stato frutto di un errore (fonte Reuters e VOA – per l’informazione vedi qui e qui).

 

28 settembre: un’auto bomba è esplosa nei pressi di un mercato molto frequentato di Mogadiscio, uccidendo almeno 7 persone e ferendone numerose altre. L’attentato non è stato rivendicato (fonte Al Jazeera e Reuters – per l’informazione vedi qui e qui).

 

29 settembre: un attacco di Al-Shabaab contro una base militare fuori Mogadiscio ha fatto almeno 8 vittime tra gli ufficiali delle forze di sicurezza. L’attacco è stato portato a termine con attentatori suicidi e auto bombe (fonte Al Jazeera – per l’informazione vedi qui).

Diritto e prassi

29 maggio: un uomo di 44 anni è stato ucciso per lapidazione dopo esser stato riconosciuto colpevole di adulterio da una corte islamica. L’esecuzione è avvenuta in un villaggio della regione centro meridionale di Bay che si trova sotto il controllo di al Shabaab (fonte BBC News – per l’informazione vedi qui).

 

15 giugno: il Ministero degli Interni britannico pubblica un nuovo documento “Country Policy and Information Note” dal titolo “Somalia: Majority clans and minority groups in south and central Somalia”. Il report è dedicato al sistema clanico nelle aree centrali e meridionali della Somalia e ai rischi di persecuzione e danno serio che possono derivare dall’appartenenza ad un clan maggioritario o ad un gruppo minoritario. Il report identifica il fattore della protezione di un clan come un elemento fondamentale per l’accesso alle risorse e per la sicurezza dell’individuo: il sistema dei clan, infatti, rappresenta il più importante fattore costituente sociale tra i pastori nomadi somali. Ne consegue, che l’appartenenza ad un gruppo minoritario può determinare discriminazioni e abusi dei diritti umani, soprattutto nelle aree al di fuori della capitale Mogadiscio. Il report sottolinea inoltre che, in generale, i membri appartenenti ai clan maggioritari e ai gruppi di minoranza possono difficilmente ottenere protezione da parte delle autorità statali. Questo tipo di documento si rivolge alle autorità britanniche competenti a decidere del riconoscimento della protezione internazionale con l’obiettivo di fornire loro informazioni utili e verificate sui Paesi di origine dei richiedenti asilo (fonte UK Home Office – per l’informazione vedi qui).

 

19 giugno: Una corte militare ha condannato a morte il soldato che lo scorso mese avrebbe erroneamente aperto il fuoco sul veicolo che trasportava il Ministro dei lavori pubblici, uccidendolo. Il militare potrà presentare appello contro la decisione (fonte BBC News – per l’informazione vedi qui).

 

30 giugno: 7 persone giudicate affiliate ad al Shabaab sono state giustiziate nella regione del Puntland, a seguito di una decisione presa dalla corte militare della stessa regione. 5 tra loro erano state arrestate mentre trasportavano dell’esplosivo, mentre le altre 2 erano state giudicate responsabili di omicidio (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

13 luglio: il governo somalo approva il progetto di legge (che dovrà poi essere sottoposto al parlamento) per l’emendamento della restrittiva legge sugli organi di informazione vigente in Somalia, in accordo con quanto aveva annunciato il nuovo Ministro dell’Informazione al momento del suo insediamento a marzo. Secondo quanto riporta Human Rights Watch (HRW), sebbene il progetto di legge introduca alcune modifiche positive, rimangono importanti restrizioni alla libertà di espressione e di informazione. Tra queste, HRW menziona il permanere di disposizioni dalla formulazione vaga che assegnano alle autorità un ampio margine di apprezzamento come quella che proibisce la “propaganda contro la dignità di un cittadino, individui o istituzioni pubbliche”. Gli emendamenti proposti, inoltre, non prevedono il vaglio parlamentare per le nomine dei membri dell’autorità di regolazione dei media e mantengono ancora eccessive restrizioni per l’accesso alla professione giornalistica (fonte Human Rights Watch – per l’informazione vedi qui).

 

10 agosto: il Fondo delle Nazioni unite per la popolazione (UNFPA) segnala che la maggior parte delle mutilazioni genitali femminili (FGM) in Somalia è eseguita nei mesi di luglio, agosto e settembre, periodo delle vacanze scolastiche. È sempre in questi mesi che le bambine somale che vivono all’estero fanno ritorno nel Paese per essere sottoposte alla procedura. In alcuni casi, alla mutilazione genitale fa seguito il matrimonio delle minori, spesso celebrato nello stesso periodo estivo. Secondo un’indagine del 2011, il 98% della popolazione femminile somala ha subito qualche forma di mutilazione genitale. Ciò avviene di solito tra i 7 e i 9 anni di età, ma le ragazze somale che vivono in Europa e negli Stati Uniti sono di solito sottoposte alla procedura tra i 12 e i 14 anni (fonte UNFPA – per l’informazione vedi qui).

 

25 settembre: Michael Keating, rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite (SRSG) in Somalia si è pronunciato favorevolmente in merito all’approvazione da parte del governo di Mohamed Abdullahi Farmaajo, a luglio, di un pacchetto di emendamenti alla legge sui media del 2016. Keating ha nel contempo invitato a prendere in considerazione le critiche rivolte contro gli emendamenti, dalle organizzazioni mediatiche e dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, per il loro limitato ambito di applicazione e per l’introduzione di nuove restrizioni alla libertà della stampa (fonte UNSOM e Nazioni Unite – per l’informazione vedi qui e qui).

Diritti umani e libertà fondamentali

13 marzo: un tecnico ed editore del canale televisivo somalo “Universal tv Network” è rimasto gravemente ferito a causa dell’esplosione di una bomba all’interno del veicolo che stava guidando, nella capitale Mogadisho. L’attacco non è stato rivendicato. HRW denuncia che la Somalia resta un Paese estremamente pericoloso per i giornalisti; a partire dal 2014 almeno 13 giornalisti sono stati uccisi in attacchi mirati e non risultano casi di investigazione materiale su simili episodi, fatto che crea una situazione di paura e di auto censura da parte della stampa somala (fonte HRW – per l’informazione vedi qui).

 

2 aprile: Hanad Ali Guled, giornalista di un’emittente televisiva privata, è stato rapito da un uomo armato vicino alla sua abitazione. Guled è stato ritrovato il giorno successivo al rapimento in un campo a 30 chilometri a sud di Mogadiscio, con evidenti segni di tortura sul corpo ed incapace di parlare. Nonostante la polizia abbia dichiarato di aver dato avvio ad investigazioni sull’accaduto, Reporters sans Frontières (RSF) segnala che quasi mai tali indagini conducono all’identificazione dei responsabili. Secondo RSF, inoltre, sono spesso le stesse autorità somale – oltre a individui e gruppi armati come Al-Shabaab – a rendersi responsabili di violazioni della libertà di stampa nel Paese (fonte RSF – per l’informazione vedere qui).

 

2 maggio: in vista della conferenza sulla Somalia di Londra dell’11 maggio, Human Rights Watch (HRW) ha pubblicato un rapporto in 10 punti sulle priorità riguardanti la situazione dei diritti umani nel Paese. Tra le violazioni dei diritti umani più gravi, HRW segnala quelle commesse dalle forze di sicurezza, dalle agenzie di intelligence e dalle milizie filo-governative nel corso delle operazioni condotte contro l’organizzazione terroristica al-Shabaab; gli abusi commessi dall’AMISOM, la missione dell’Unione Africana in Somalia, sono ugualmente evidenziati nel rapporto. Donne e minori risultano essere le vittime più frequenti di tali violazioni (fonte HRW – per l’informazione vedere qui).

 

6 giugno: L’organizzazione Reporteurs Sans Frontières (RSF) condanna il permanere in detenzione di un giornalista del sito web di notizie “Horseed Media” trattenuto dal 24 maggio e ne chiede l’immediato rilascio. L’uomo è stato arrestato per aver posto una domanda al Ministro della salute, critica nei confronti del suo lavoro, durante una conferenza stampa ad Hargeisa, capitale dell’autoproclamata Repubblica del Somaliland nord-ovest della Somalia. RSF ricorda che la Costituzione del Somaliland vieta il fermo di qualsiasi individuo per più di 48 ore senza l’intervento dell’autorità giudiziaria (fonte Reporteurs Sans Frontières – per l’informazione vedi qui).

 

27 giugno: il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato il rapporto “Trafficking in Persons” per l’anno 2017. Con riferimento alla Somalia, il rapporto evidenzia come la capacità del governo somalo di far fronte al fenomeno del traffico di esseri umani sia indebolita dal persistere degli scontri con l’organizzazione terroristica al Shabaab. In particolare, le forze armate federali e regionali non dispongono delle capacità investigative necessarie per reprimere il fenomeno, che è ancora spesso confuso con il traffico di migranti. Un’organizzazione non governativa ha, infine, segnalato come sono talvolta gli stessi funzionari governativi – oltre ai già noti militari della Missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) – a trarre beneficio dal traffico di esseri umani nel Paese (fonte U.S. Department of State – per l’informazione vedi qui).

 

2 luglio: le autorità della regione semi-autonoma del Puntland hanno arrestato Ahmed Ali Kilwe, giornalista fondatore di un sito di informazioni online. L’arresto sembra essere legato ad una pubblicazione su Facebook in cui il giornalista criticava il presidente del Puntland e il suo uso dei fondi pubblici. Inizialmente detenuto in una stazione di polizia, il giornalista è poi stato trasferito nella prigione centrale della regione. Nessuna accusa nei sui confronti è stata ancora formulata (fonte Committee to Protect Journalists – per l’informazione vedi qui).

 

8-11 luglio: il giornalista di una stazione radio-televisiva di Mogadiscio è stato rilasciato senza accuse dopo essere stato arbitrariamente detenuto per 3 giorni nella regione del Somaliland.  L’arresto sarebbe legato ad alcune affermazioni del giornalista che avrebbero rappresentato una minaccia alla sicurezza e stabilità del Somaliland, regione autoproclamatasi indipendente nel 1991 (fonte Reporteurs Sans Frontières e Committee to Protect Journalists – per l’informazione vedi qui e qui).

 

20 luglio: nella sezione dedicata alla Somalia del Rapporto sui diritti umani e la democrazia (Human Rights and Democracry Report), pubblicato annualmente dal Foreign and Commonwealth Office del governo britannico, si sottolinea che il rispetto dei diritti umani in Somalia è costantemente minacciato dalle gravi violazioni perpetrate da autorità statali e da gruppi non statali. Sebbene le elezioni presidenziali e parlamentari si siano svolte pacificamente nel 2016, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati con gravi ripercussioni su civili e minori. Inoltre, la violenza sessuale è ancora largamente praticata, mentre l’accesso alla giustizia rimane limitato (fonte UK Foreign and Commonwealth Office – per l’informazione vedi qui).

 

1 settembre: L’organizzazione non governativa Freedom House ha pubblicato la sezione dedicata al Somaliland del rapporto “Freedom in the World” per il 2017. Il Somaliland – regione della Somalia del nord la cui dichiarazione di indipendenza del 1991 non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale – presenta ancora serie mancanze in termini di indipendenza del sistema giudiziario e di rispetto delle libertà di espressione e di stampa. Nonostante le ultime elezioni si siano svolte in modo regolare, inoltre, le prossime elezioni parlamentari e presidenziali sono state nuovamente rinviate e la scena politica rimane ancora dominata dalle divisioni tribali (fonte Freedom House – per l’informazione vedi qui).

 

6 settembre: nel rapporto dell’esperto indipendente sulla situazione dei diritti umani in Somalia, trasmesso al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite si registra il miglioramento della situazione dei diritti umani nel Paese, nonostante il permanere della minaccia terroristica rappresentata dal gruppo armato Al-Shabaab. Al fine di migliorare la capacità dello stato somalo di assicurare il rispetto dei diritti umani, il rapporto sottolinea, in particolare, l’importanza dell’istituzione di una commissione nazionale per i diritti umani, già prevista da una legge adottata dal parlamento federale e promulgata dal precedente presidente nell’agosto 2016 (fonte Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite – per l’informazione vedi qui).

 

Situazione umanitaria 

4 marzo: il primo ministro somalo, Assan Ali Khaire, afferma che nell’arco degli ultimi 2 giorni 110 persone sono morte nel sud della Somalia a causa di una nuova carestia, che è conseguenza della siccità e della carenza di generi alimentari. La situazione umanitaria nel Paese appare in rapido deterioramento e il peggioramento delle condizioni di siccità sta incidendo sul livello di carenza dell’acqua e delle derrate alimentari, causando flussi di sfollamento che non si registravano dalla carestia del 2011. Inoltre, il fiume Shabelle o Uebi Scebeli, uno dei fondamentali corsi d’acqua del Paese, sta attraversando un momento di significativa riduzione, con una disponibilità di acqua per il consumo umano e animale che secondo le stime del Somalia Water and Land Information Mangment (SWALIM) continuerà a deteriorarsi (fonte Reuters – per l’informazione vedi qui).

 

16 marzo: il governo somalo con il supporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),  lancia la prima operazione di vaccinazione orale contro il colera a beneficio di circa 450.000 persone e con riferimento a 7 zone del Paese considerate a rischio. L’OMS riporta che dall’inizio del 2017 si sono registrati 11.000 casi di colera e 268 morti correlate in 11 regioni del Paese; un elevato numero di casi è stato registrato, a seguito di una missione umanitaria, nelle regioni di Bay e di Bakool, dove continuano ad arrivare anche sfollati a causa della siccità provenienti dai villaggi vicini (fonte OCHA – per l’informazione vedi qui).

 

16 marzo: il Fondo di emergenza delle Nazioni Unite (CERF) approva un piano di prestito per 22 milioni di dollari che andrà ad aggiungersi al piano FAO contro la siccità in Somalia, volto a prevenire l’insorgere di una nuova carestia, a cinque anni da quella che devastò il Paese nel 2012. Le stime dell’OCHA affermano che in Somalia 2,9 milioni di persone sono a rischio di carestia e che 6,2 milioni si troveranno in una situazione di grave malnutrizione se non saranno assunti dei provvedimenti  entro la metà dell’anno (fonte FAO – per l’informazione vedi qui).

 

17-31 marzo: il colera e altre malattie mortali si stanno diffondendo in Somalia, nel contesto di una carestia che secondo le testimonianze di “Caritas” è più estrema e duratura di quella avvenuta nel 2011, consistendo sia in una forte carenza di cibo, a causa dei cattivi o inesistenti raccolti, sia in una penuria di acqua potabile, con effetti devastanti sul livello di igiene all’interno dei campi per sfollati (fonte Caritas e New York Times – per l’informazione vedi qui e qui).

 

12 aprile: un’epidemia di colera ha provocato, in dieci giorni, la morte di 28 persone e il ricovero di altre 167 nella regione autonoma del Somaliland. Nella stessa regione, più di 411 casi sono stati segnalati dall’inizio di aprile, mentre nella regione confinante del Puntland si sono registrati più di 1.600 casi e 57 morti dall’inizio dell’anno. Il colera dilaga a causa dell’uso di acqua contaminata cui sempre più persone ricorrono data la prolungata siccità (fonte International Federation of Red Cross And Red Crescent Societies – per l’informazione vedere qui).

 

21 aprile: Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) delle Nazioni Unite ha consegnato a Mogadiscio forniture mediche e scorte alimentari al fine di alleviare la situazione di emergenza alimentare in cui versa metà della popolazione somala, inclusi circa 330.000 minori malnutriti. All’origine dell’emergenza, vi è ancora la persistente siccità che colpisce soprattutto le regioni del sud e del nord-est della Somalia (fonte WFP – per l’informazione vedi qui).

 

25 aprile: una campagna emergenziale di vaccinazione contro il morbillo condotta dal Ministero della salute, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), UNICEF e varie ONG è stata avviata allo scopo di vaccinare circa 110.000 bambini di età inferiore ai 5 anni nel centro e sud della Somalia e altri 250.000 nel Somaliland. La campagna ha avuto inizio nel campo di sfollati Beerta Muuri situato nella città di Baidoa, dove almeno 30.000 minori saranno vaccinati. Dall’inizio dell’anno, in tutto il Paese sono stati segnalati almeno 5.700 casi sospetti di morbillo, una cifra superiore al numero di casi registrati nell’intero anno 2016. L’insicurezza alimentare che colpisce più di metà della popolazione somala contribuisce in modo decisivo alla diffusione di malattie come il morbillo e il colera (fonte UNICEF e UNSOM – per l’informazione vedere qui e qui).

 

28 aprile: la prolungata siccità ha prodotto 75.360 nuovi sfollati nel periodo 1-21 aprile, pari a un incremento del 16% rispetto al mese scorso, portando il numero totale di sfollati dal novembre 2016 a 615.000. La maggior parte dei nuovi arrivi di sfollati interni sono stati registrati nelle città di Baidoa e Mogadiscio (fonte OCHA – per l’informazione vedere qui).

 

28 aprile: secondo i dati di un’indagine condotta da Save the Children, più di mezzo milione di bambini rischiano di subire violenze, di essere coinvolti in lavoro minorile o di essere separati dalle proprie famiglie a causa della severa siccità che colpisce il Paese. Secondo i risultati tratti dalle interviste, condotte in 17 distretti appartenenti a 7 diverse regioni della Somalia, risulta che dall’inizio della siccità i bambini sono maggiormente a rischio di violenza sessuale e che è diminuito il livello della loro frequenza scolastica. Si stima che in tutta la Somalia, compresa anche la regione semiautonoma del Somaliland un totale di 6,2 milioni di persone siano devastate dagli effetti della siccità, compresi almeno 3 milioni di bambini, di cui 360.000 soffrono di acuta malnutrizione (fonte Save the Children – per l’informazione vedere qui).

 

3 maggio: l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e il Ministero Federale della Sanità somalo hanno avviato una campagna di vaccinazione orale contro il colera a Baidoa allo scopo di vaccinare 224.000 persone da 1 anno in su. La campagna di vaccinazione interviene in risposta della grave epidemia scoppiata a gennaio. Altri 239.000 individui sono i destinatari di un’ulteriore campagna di vaccinazione contro la stessa malattia lanciata a Jowhar nella regione di Middle Shabelle (fonte Organizzazione mondiale della sanità – per l’informazione vedi qui).

 

5 maggio: L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha reso noto che dall’inizio dell’anno sono stati registrati circa 32.000 casi di colera in Somalia, di cui 618 morti, testimoniando la presenza della più vasta epidemia degli ultimi 5 anni; tali numeri potrebbero raddoppiare alla fine del prossimo mese a causa dell’inizio della stagione delle piogge. La severa siccità, con conseguenti carenze in termini di acqua pulita, igiene e cibo, è stata un fattore determinante nella diffusione della malattia nel Paese (fonte UN News Centre – per l’informazione vedi qui).

 

9 maggio: International Crisis Group pubblica un’analisi sulla situazione di carestia e la conseguente crisi umanitaria in Somalia. Il conflitto con al-Shabaab che continua ad occupare le forze di sicurezza nazionali ed internazionali è indicato quale principale causa dell’insicurezza alimentare in cui versa la popolazione. Tuttavia, le azioni predatorie condotte sul territorio dalle milizie filo-governative e da esponenti delle forze governative sono ugualmente segnalate come un ostacolo alla consegna di aiuti umanitari e quindi, in ultimo, al superamento della crisi (fonte The International Crisis Group – per l’informazione vedere qui).

 

19 maggio: più di 30.000 rifugiati somali in Yemen hanno fatto ritorno in Somalia dall’inizio del conflitto, secondo i dati forniti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e un numero crescente sta cercando assistenza per lasciare lo Yemen, a causa dello stato di insicurezza e del limitato accesso ai servizi del Paese. Per l’anno 2017, l’UNHCR ha dichiarato di essere in grado di sostenere il ritorno di 10.000 somali, facilitando il rilascio di documenti di viaggio e fornendo aiuti economici per lo spostamento e per il reinsediamento in Somalia. Il persistere del conflitto in Yemen ha aggravato le condizioni di vita dei quasi 280.000 rifugiati – il 91% dei quali è somalo – presenti nel Paese che rimane il solo, nella penisola araba, ad aver firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e l’annesso Protocollo (fonte UN News Service e UNHCR – per l’informazione vedi qui e qui).

 

21 maggio: L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in collaborazione con il governo federale somalo e l’UNICEF, ha lanciato una campagna di vaccinazione contro il morbillo destinata a raggiungere 125.000 bambini tra i 6 e i 59 mesi provenienti dalle comunità di sfollati nella regione di Banadir e nella città di Afgoye. L’alto numero (7694) di sospetti casi di morbillo registrati dall’inizio dell’anno è da attribuirsi prevalentemente alla carestia e ai movimenti interni di persone indotti dalla siccità (fonte OMS – per l’informazione vedi qui).

 

30 maggio: La Banca Mondiale ha approvato un progetto del valore di 50 milioni di dollari per rispondere all’emergenza umanitaria generata dalla grave siccità in Somalia. Il progetto si propone di rispondere ai bisogni più immediati della popolazione attraverso la distribuzione di acqua e cibo e la ricostruzione della capacità di produzione agricola del Paese (fonte Banca Mondiale – per l’informazione vedi qui).

 

7 agosto: più di 100 bambini in fuga dai militanti di Al-Shabaab, nella Somalia centrale, sono arrivati nella città costiera di Adale per ricercare la protezione del governo che controlla la zona. Secondo le stime delle autorità locali, sono oltre 500 i bambini, in maggioranza tra i 10 e i 15 anni, che hanno lasciato le loro case nella Somalia centrale, in particolare nelle aree di Galgudud, Hirran e Middle Shabelle, per sfuggire al reclutamento di Al-Shabaab, raggiungendo le zone controllate dall’esercito somalo (fonte Voice of America – per l’informazione vedi qui).

 

9 agosto: secondo quanto riportato dall’organizzazione internazionale per le Migrazioni (OIM), circa 50 migranti provenienti dalla Somalia e dall’Eritrea sono morti affogati al largo dello Yemen, dopo che un trafficante, preoccupato dall’avvicinamento di navi governative, li ha costretti a lasciare l’imbarcazione su cui viaggiavano. Si ritiene che l’età media dei migranti che si trovavano sulla nave fosse di 16 anni. L’OIM  afferma che dall’inizio dell’anno circa 30.000 minori abbiano lasciato la Somalia e l’Eritrea per raggiungere lo Yemen allo scopo di cercare opportunità lavorative nei Paesi del Golfo (fonte The Independent – per l’informazione vedi qui).

 

19 settembre: 133 rifugiati somali sono partiti dallo Yemen per fare ritorno nel proprio Paese, spinti dalla persistente situazione di insicurezza che caratterizza il Paese del Golfo. L’Alto Commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR) e altre organizzazioni partner hanno fornito assistenza a quello che è il primo ritorno spontaneo di rifugiati somali dallo Yemen, fornendo documenti, trasporto, aiuti economici nonché assistenza al reinserimento in Somalia. I somali rappresentano il 91% degli oltre 280.000 rifugiati e richiedenti asilo che si trovano in Yemen (fonte UNHCR – per l’informazione vedi qui).